martedì 5 luglio 2016

TYTANCHAOS WANDERING IN THE WILD: An Epic Land

TYTANCHAOS WANDERING IN THE WILD: An Epic Land

Tytanchaos in Italy.



HOWLINGS AFTER THE SUNSET

Italia, agosto 2014.

D3) Mi scolo una Guinness e una Ceres alle 7.00 del mattino, rigorosamente a stomaco vuoto perché 9 ore di noia abbisognano dell’anti-bore, la birra. Discendo l’ umida pianura padana e, superato il Po’, dopo circa 1,30 h, inizio la lenta, lunga discesa nel Mediterraneo. Oltre il Po’, l’Europa Cisalpina termina e comincia un’altra terra. Oltre il Po’, l’Europa si stringe e si allunga in una delle più bizzarre penisole del mondo: l’Italia. La penisola italica scende verso sud per 1000 km, nel cuore del Mar Mediterraneo. Ma fino a Cattolica la pianura padana e il clima umido confonderebbero un viaggiatore sprovvisto di mappa, soprattutto in questa debole e vuota era in cui l’umanità è deviata da tanti idioti laureati che credono a Darwin e nullità-prostitute ingioiellate che spesso si chiamano vip. L’umanità oggi è così istupidita che non sa neppure riconoscere la vera geografia e chiama l’Europa continente! Dopo l’orripilante Cattolica il treno si svuota e iniziano le Marche e anche un viaggiatore sprovvisto di cartina capirebbe che è entrato in un’altra landa. L’umidità si attenua, la foresta diventa macchia mediterranea e gli italiani parlano con l’accento di un  altro popolo. Le Marche sono un mare di dolci colline verde scuro dove tante città arroccate sulle sommità sono isole di storia medioevale nel tempo eterno della foresta. Gli italiani oziano lungo le sottili spiagge del placido Mare Adriatico. Una marchigiana e poi una nera ci provano con me ma io sono fottutamente assonnato e poi alle station le nostre strade si dividono. Le Marche sono lunghe e dopo circa 2 h il caldo diventa nettamente più forte e inizia l’Abruzzo, la landa italiana che amo di più. Con il Sud-Tirol, il Piemonte, la Val d’Aosta e la Sardegna, l’Abruzzo è la regione più bella d’Italia. La catena montuosa che solca la penisola latina come una spina dorsale, qui in Abruzzo si solleva rasentando i 3000 metri e si staglia immota e poetica nel cielo del Mediterraneo. Alla città che sta ai piedi del territorio selvaggio becco la cosa più bella che possa beccare  in una città nel 2014 d.c.: un corteo medioevale! Italiani, greci, tedeschi, inglesi e cechi sfilano fra la folla vestiti da re, regine, cortigiani, araldi, banditi e guerrieri. Alabarde, balestre e spade pungolano l’orizzonte tumultuoso della folla. Mi compro 2 dolci abruzzesi in pasticceria, mi mangio la pizza da un napoletano e infine mi corico nella mia stanza da 25 euro. Abruzzesi e milanesi (immigrati e non) sono due popoli diversi quanto i tirolesi e gli slavi. Le donne abruzzesi hanno sovente i capelli neri e gli occhi verdi. E caratterialmente sono molto diverse dalle milanesi. Enjoy Italy.
L4) La città è deserta quando la attraverso al mattino presto. In un’oretta giungo  a uno dei villaggi ai piedi della mitica montagna: un piccolo villaggio nella foresta dei lupi e degli orsi. Da qualsiasi lato si prende la montagna, essa è lunga e dura, una delle più dure degli Appennini. Montata la tenda e preso lo stretto necessario (1 grosso pezzo di un pan-focaccia abruzzese niente male, 1 hg di salame piccante, 2 brioches, l’acqua e l’impermeabile) lascio il villaggio e trovo facilmente l’inizio del trail dopo 200 m, perfettamente segnalato! Come sul  Marsicano, l’inizio del trail, a 1000 m, è una lunga salita con inclinazione moderata, di quelle che ti fanno tirare e stancare. Ma poco dopo s’inclina e inizio a salire un duro path da montagna. Mi attendono 1800 m di up! Perché così è la mitica montagna, la seconda più alta degli Appennini. Becco subito la rete di un piccolo prato per arnie divelta: orso! E dopo 20 minuti ossa sparse (orsi o lupi). Verso i 1800 m la misteriosa e incantata foresta mediterranea termina e io sbuco sotto la maestosa forma della Majella. Una vasta  montagna  ammantata da un prato verde chiaro e da rocce bianche. L’ up s’inclina ulteriormente  e qui c’è il tratto più duro, fra i 1800 m e i 2400 m,  quando trekko di fianco a bizzarre zanne di roccia color avorio. A 2400 m valico la prima cresta e mi ritrovo in un eden infinito. Uno sterminato  prato pietroso e fiorito nascosto sotto il cielo italico in una conca colossale fra maestose pareti eterne. Rasentato il perimetro nord della conca, devio in mezzo a meravigliose dune argentate  chiazzate  e striate dalla prateria. Assomigliano in shape a quelle del Rondane anche se là c’è la tundra. Marcio in un mondo dalla bellezza immota e assurda. Una bellezza che la civiltà che nasce e muore in città non sa neppure che esiste. Il trek è infinito, la Majella è così, dura e lunga. Uscito dalle dune, vedo il picco massimo, il monte Amaro, laggiù, sopra un mondo spietato e primordiale, così bello che solo i lupi possono abitarlo. Salgo e marcio verso il picco, un colosso pietroso, salgo e marcio sul bordo del  burrone che cinge l’argentato  paradiso selvaggio senza tempo e senza acqua. Perché i fiumi che serpeggiano sul fondo del mondo sono tutti secchi. Il monte Amaro è ancora distante. Salgo e marcio circondato da un mondo strepitoso, gigantesco e antico come gli umani non possono neppure concepire. Marcio e marcio in up e la Majella è sempre lontana anche quando spuntano le possenti, bellissime montagne che la cingono a est. Nuvoloni neri, ogni tanto, importunano la limpidezza del monte Amaro e salgono minacciosi dagli ancestrali canyon grigio-verdi. Partito alle 8.00, alle 15.07 raggiungo la vetta della mitica montagna. L’Illiria, la ex-Jugoslavia, non si vede per via degli spettacolari nuvoloni che affondano nei canyon-burroni. Ma io sono a 2793 m in un mondo incredibile. Nel cielo dell’Italia primordiale. E sotto, i lupi, creature che amo svisceratamente quasi quanto i gatti e i gattoni, sanno che io sono qui perché mi hanno fiutato quando marciavo nella loro foresta. Gli ho lasciato dei regalini e non mi resta che sperare che l’incantato cielo italiano questa notte ululi di forza selvaggia e primordiale perché io so che loro non si faranno vedere.
M5)  E’ mezzogiorno quando giungo a 2000 m fra pendii di un verde così splendidi da sembrare le Highlands. Mi mangio un panino con porchetta e olio piccante che la signora del chiosco che sta giù in paese, a 1000 m, mi ha riempito come la lussuria comanda e come a Milano tante merde non farebbero mai. Sotto di me, verso est, l’Italia si riconferma in tutta la sua assoluta bellezza. Si chiama Campo Imperatore ed è una valle, un prato sterminato ancor più grosso di quello di ieri e circondato a sud da rilievi che ricordano le montagne della Scozia e dell’Inghilterra, e a ovest da 2 montagne, il Brancastello e il Prena, così maestose ed epiche da rendere Campo Imperatore una delle valli più belle che ho mai visto, pareggiare in bellezza con la valle Leviona nel Gran Paradiso ed essere battuto solo dalle supreme valli svedesi e da quelle indonesiane. E’ tardi, sono le 13.30 quando comincio uno dei trekking più belli della mia vita. Parto da 2100 m e superato il primo passo mi ritrovo a tu per tu con una montagna di roccia calcarea, immacolata, argentata e bella come le Dolomiti, un grande sasso nel cielo dell’Italia: il Gran Sasso. Il grigio Gran Sasso, picco massimo di questa bitorzoluta penisola che penetra il Mediterraneo. Il picco massimo degli Appennini è circondato da verdi, lussureggianti monti over 2500 di incredibile bellezza che disegnano una corona di selvaggio splendore che l’inglese che incrocio definisce “unbelieveble”. Attraverso così, per 1 h forse, questo paradiso assoluto fino al 2° passo. Lì comincio davvero a scalare il Gran Sasso quando l’erba finisce e solo i nevai macchiano la liscia roccia grigia della meravigliosa montagna. Ma il paradiso italico ha altre porte da spalancare, e così, mentre il Pizzo dei Caprai, uno dei verdi over 2500, continua a estasiarmi, sul lato nord spunta il corno piccolo, altro capolavoro “dolomitico”.  La parte finale della scalata al corno grande è ardua per via dello steep che si attenua solo al 3° passo quando sbuco su un burrone innevato che è un anfiteatro di punte e rocce generati nelle ere ormai dimenticate. Alle 16.35 raggiungo il punto più alto degli Appennini e dell’Italia geografica, questa bizzarra penisola dell’Europa meridionale. A 2912 m. La natura, la grande madre, e il caos, il grande padre, dispensano opere meravigliose in ogni landa. E in ogni landa cambiano stile e colori perché gli artisti sono così. Al rifugio il tipo mi da una stanza al prezzo della camerata e così dormo e mangio nella prigione di Mussolini. Mangio gli arrosticini, ottimi spiedini abruzzesi di pecora adulta e un panino alla salamella che mi riempiono con 3 salamelle, peperoni e un chili pakistano perché il cameriere viene dalla terra del K2.
M6) Mi sveglio e Campo Imperatore è avvolto da nuvoloni minacciosi, le previsioni sono pericolose e poi inizia a piovere. Un gruppo di 30 hikers bresciani imbocca lo stesso il trail e marcia lungo il mio stesso itinerario fra una bellezza celata dal maltempo. Io non mi fido proprio e poi a 2000 m non si fa e così mi mangio un altro panino con porchetta, converso con il simpatico venditore abruzzese e scendo a L’Aquila, stendo la mappa e consultate le previsioni scelgo il paese dal quale ripartire. Salito sul bus viaggio verso nord nella nascosta Italia centrale, nel mezzo del mezzo fra popoli che per mentalità e stirpe appartengono a un’altra nazione rispetto all’Italia Cisalpina. Il bus mi scarica in questo nuovo villaggio immerso nella foresta appenninica. Chiedo a uno dove è l’imbocco del sentiero e lui mi risponde: “E non gliò so, prova a annà de là.”
Ma…che cazzo! Sono uscito dall’Abruzzo!! Sono nel Lazio!! L’accento laziale è il più bello d’Italia.  Mi fermo a comprare dolci e mentre la barista carina ci prova con me io realizzo che il trek in Italia ha un’altra difficoltà oltre alla salita: resistere alla tentazione di mangiare al ristorante e svuotare così lo zaino del peso fottuto. Dovrei cucinare il mio fottuto risotto in busta e diminuire così il peso dello zaino ma come cazzo faccio quando lungo la strada del paese ci sono 3 ristoranti che pubblicizzano spudoratamente un capolavoro della cucina laziale?! Non esiste. Valutati i 3 ristoranti scelgo il 2°. Il 1° non ha il menù, il 3° è il più caro. Il 2° è un locale vissuto, lo si vede dalle pareti e vissuto vuol dire che sa fare il suo mestiere. Il 3° fra l’altro da troppo peso all’immagine e allo sfarzo dell’arredamento e questo non ispira la mia fiducia culinaria perché io sono un maschio e la verità delle cose la carpisco  con grande naturalità. Mi siedo nel 2° ristorante fra le foto dei lupi e delle montagne e ci azzecco in pieno. Con 12,50 euro la tipa mi porta primo, secondo e bibita; inizio con un enorme piatto di spaghetti all’amatriciana; 200 hg di succulenti spaghetti che grondano sugo, guanciale e pecorino!!! Col cazzo che mi cucino i risotti in busta! Dopo aver goduto per lunghi, intensi minuti arrivano 8 arrosticini, gli spiedini abruzzesi: buoni. Questa è la prepotente risposta ai ridicoli ristoranti moderni proposti dalla televisione. Questo sublime piatto romano è un’umiliazione qualitativa, quantitativa ed economica per quelle merde che portano 50 gr di pasta ridicolmente arrotolata ai mongorincoglioniti che si siedono nei locali di merda moderni. Come dicono qui: “A stronzo, io non mi mangio i tavoli, vattene affanculo tu  e la tua presentazione di merda.”
E per presentazione intendo la ridicola, superbabbazza presentazione dei loro meschini piatti da 30-50 gr. Il cibo è gusto, non forma e io gli piscio in faccia. E che se ne vadano affanculo tutte le trasmissioni che stanno cercando di cambiare, nel male, la tradizione culinaria mondiale. In culo a loro e alle troie delle loro madri. Tanto a me non mi fregano. Mi rimetto i vestiti da trek, entro nella foresta appenninica e trovo un posto per accamparmi. Appena cala il tramonto sento dei versi brutali provenire da oltre il ruscello che scorre alle mie spalle. Vado a vedere e scorgo 1, 2, 3 sagome enormi avanzare lentamente nel prato. Ci siamo…gli orsi…poi 4, 5, 6, 7!! Ma vaffanculo. Sono un branco di cinghiali grossi il doppio di quelli toscani e abruzzesi. Li osservo per un po’ fino a che uno dei suidi si accorge di me, da il segnale e scappano. E io nella notte dei lupi mi addormento pensando a loro, i banditi della foresta, i lupi, i miei amici.
G7) Con 20 kg sulla schiena salgo da 800 a 1700 m. La segnaletica italiana qui è assente e mi perdo nella foresta dopo 5 minuti. La macchia mediterranea ha il sottobosco fitto e pieno di rovi e così combatto e sudo per riguadagnare l’unico punto di osservazione che ho. I rovi lacerano per 8 volte la pelle delle mie gambe prima che riesca a riguadagnare uno sterrato che sale sulla montagna. Lo sterrato è infinito e sono le 15.00 (!!!) quando incontro una volpe ed esco dalla foresta e mi trovo la vetta della montagna davanti. Ma è lontana, ho finito l’acqua e richiede ancora 3 h di trek + 2 di discesa e 1 h per mangiare. Non ce la faccio a raggiungere l’acqua prima del tramonto così alle 16.00 riscendo nel bosco e mi dirigo verso il fiume più vicino e poi verso il nuovo giaciglio di questa  quarta notte fra i lupi. La segnaletica italiana è piena di falle e così mi perdo altre 2 volte. Scrutando dentro la foresta alla ricerca del segnavia, vedo giù, forse a 50-60 m, un gattone. E’ un attimo, poi lui si accorge e fugge elegantemente fra i tronchi. Per la prima volta in vita mia incontro una lince!! Rimessomi in marcia, alla fine, verso le 19.00 raggiungo il beato fiume che mi darà da bere e da cucinare e trovo un segnavia del 1800 che segnava il confine fra lo Stato Pontificio e il Regno delle 2 Sicilie!! Accampatomi in mezzo ai lupi mi cucino un minestrone che insaporisco con peperoncino pakistano e pepe. Enjoy the life. Gli ultimi cucchiai li assaporo nell’ombra della notte. E nella foresta mi addormento. 
V8) La segnaletica italiana è scandalosa qui e mi fa perdere senza pietà. I miei fottuti 20 kg mi spaccano per bene mentre scendo di quota verso l’ignoto verde. Il problema principale degli Appennini è che i fiumi scorrono solo in basso e sono anche pochi. Il fattore positivo invece è il numero infinito di diversi tipi di funghi con cui potrei insaporire i miei fottuti risotti preconfezionati. Dopo 4 h di discesa raggiungo finalmente un villaggio. I paesani sono seduti sui gradini delle case e riuniti stanno conversando. Quando mi vedono mi squadrano e uno mi dice: “Da dove vieni?”
Io: “Da là, da quelle montagne.”
“Ma che! Hai dormito nel bosco? Ma ci stanno li lupi, lo sai!?!”
Oh no, ha un altro accento ancora…e anche la donna che mi offre l’acqua ha questo nuovo accento! Oh no, dove cazzo sono finito!? Oh no, tutti hanno questo accento…e il Lazio? E l’Abruzzo? Io: “Ma qui non è più Lazio?”
“No. Ma da dove sei partito?”
Una delle donne: “Siamo piceni, sei nelle Marche qui!”
Lui: “Aspetta, aspetta, dove devi andare?”
Io: “Sul Vettore.”
Lui litiga con la moglie sulle direzioni stradali e poi mi salva perché arriva uno che consegna formaggi, lui lo ferma e gli dice di portarmi ai Sibillini.
Raggiunto il paesino al confine con il Sibillini National Park conosco 2 romane che vogliono convincermi a salire sul Vettore dal versante est: col cazzo che mi faccio 10 km sull’asfalto! Poi un’edicolante romana mi spiega come raggiungere l’inizio del trail. Questa tipa giallorossa mi fa esplodere l’uccello mentre parla. E’ bella e sexy, castana con gli occhi azzurri. Poco prima del trail mi fermo in un ristorante e mi mangio i bucatini alla gricia e una grigliata mista. Fa caldo, over 30°. Il clima dell’ Italia centrale è una via di mezzo fra il piacevole umido e l’odioso secco e devo dire che sto beato in questa landa. Rientro nella foresta e fra i lupi attendo l’indomani quando con i miei fottuti 20 kg inizierò la scalata del  Redentore, una montagna stupenda. E per 3 giorni goodbye civilization. Mi lavo in una pool di un freddo ruscello. La luna è quasi piena e splende pallida sopra la foresta mentre cucino la zuppa di farro. Mentre mescolo lui canta. Canta dalle 19.00 alle 20.00. E’ veramente vicino, non oltre i 300-400 m di distanza dal mio accampamento. Lui è l’incanto primordiale della Terra, la sua voce vibra la canzone più bella mai cantata su questo pianeta. L’ululato penetra i cinguetti, i cupi versi dei rapaci notturni e persino l’eterno scrosciare del ruscello. Mentre odoro il farro, il lupo ulula quasi una decina di volte per circa 1 ora: “E’ mio questo territorio. Nostro. Voi altri state fuori dai nostri confini.” Questo canta il lupo nel suo incantato, meraviglioso linguaggio animale. Ma la gioia che vibra insieme a queste magiche note la possiamo capire solo noi figli del caos, i poeti e gli asceti. La gioia selvaggia di essere un lupo e di essere pronto per la caccia nel buio della notte. Una gioia che quel coglione di Konrad Lorenz non sapeva neppure che esistesse e che quel disastro di Darwin negherebbe solo perché lui non poteva assaporarla nel suo vuoto, squallido cuore. E io sotto la gioia astrale della luna, nella tenebrosa gioia della notte, fra loro, i banditi della foresta che amo visceralmente, fra loro e con loro mi addormento.
S9) Alla mattina il cielo terso e limpido e il caldo inizia a picchiare verso le 10.00. Riparto da 800 m. La segnaletica italiana mi fa perdere ancora a quota 1000. Così imbocco uno dei path più duri che possano esserci su una montagna. La pendenza è superiore a quella del sentiero dei morti della Grignetta e con i miei fottuti 20 kg salgo a passo di lumaca per più di 2 h. Il sudore mi cola dal mento e nonostante l’ombra della foresta il caldo è duro, over 30°. Quando sbuco dal limitare della foresta dei lupi, sono a 1500 m e c’è un prato. Poi una strada asfaltata, un parcheggio e il border del Sibillini national park. E il Vettore che domina maestoso sopra tutto ciò. Alle 13.00 mi compro un altro squisito panino alla porchetta e tabasco da un ambulante, coke in lattina e salgo per poco la montagna trovando un posto adatto. Mi sdraio e mi godo il pomeriggio leggendo, mangiando e aspettando il tramonto e il duro trek di domani quando salirò sulla ridge del Vettore a 2200 metri e poi in cima al picco ovest a 2400.
D10) Salgo con i miei fottuti 20 kg la slope del massiccio sibillino del Vettore. Lo steep è ripido e a passo di lumaca avanzo colando sudore e soffrendo dai 1500 ai 2200 m dove raggiungo la cresta. Lo steep è superiore al muro del pianto del Grignone e al sentiero dei morti della Grignetta. Sulla ridge devio a ovest e salgo 5 anticime prima della vetta del Redentore a 2400 m, poco più basso del Vettore. Prima della vetta conosco 5 marchigiani. Iniziata la salita alla prima antecima il massiccio sibillino svela tutta la sua straordinaria bellezza. Il Redentore è un gigante di pietra calcarea che precipita in un ancestrale burrone argentato. Il Vettore invece è un maestoso e liscio pendio verde punteggiato da fiori gialli. Questo lungo, vasto scivolo green s’inclina vertiginosamente verso il burrone paradisiaco, dove, 2 laghetti di un alieno blu brillano magicamente come pozze marziane. I laghetti di Pilato sono di almeno 5 concentriche tonalità di blu e sembrano pozzi infiniti di una densa pittura topazio che ha perforato la montagna. In quei laghi, Pilato, tornando dalla Palestina e dalla velenosa condanna a morte di Gesù, morì misteriosamente. Scendendo sull’altro versante entro in una valle assurdamente bella. Assurda perché non sembra l’Italia. Lasciate le Marche sulla cima del Redentore, trekko in Umbria fra dune verdi, colline dipinte di tenui green, villaggi arroccati su di esse e campi di lenticchie blu! Dopo essere caduto, essermi ferito il knee e bucato con mezza dozzina di spine, raggiungo la fine del path e conosco un varesotto che mi da uno strappo a Norcia. A Norcia sbaglio ristorante e mangio una pessima pasta al tartufo e una mediocre grigliata. Ma becco un’altra sfilata medioevale.
L11) Sono agli sgoccioli di questo viaggio fighissimo nell’Italia centrale. Una landa fatta di bellezza, storia e cibo fottutissimamente  buono e tanto! In culo ai ristoranti moderni! Con un altro panino alla porchetta a 2,5 euro (non è buona come quella marchigiana e abruzzese però te la godi) giro in 3 h la cittadina medioevale di Spoleto, anch’essa, ovviamente, arroccata su una collina cinta da mura. Discrete chiese romaniche e qualche casa antica ne fanno una cittadina piacevole ma i villaggi deutsch e i castelli spagnoli battono l’Italia di netto. 
M12) H 4.00: mi alzo e marcio tosto percorrendo velocemente forse 2 km che mi separano dalla stazione di Spoleto. H 5.15: il treno parte e io torno nel Lazio. H 6.48: scendo a Roma, capitale dell’Italia. H 7.00: lascio il mio fottuto zaino e la tenda al deposito scandalosamente thief: 12 euro! H 7.10: scendo dal metro e mi compro un altro panino e porchetta da un simpaticissimo fast-food dealer. H 7.30: comincio l’ esplorazione della città più potente della  storia europea, la storia che si ricorda però…Una marcia che disgusterà i puristi del viaggio e del turismo perché Roma si dovrebbe visitare in circa 3 giorni…ma io lo farò in 4 h! 1° purpose: la nazione più piccola del mondo. Ah, che figata: arrivo in Piazza San Pietro ed è deserta. Ci sono solo io, qualche suora e una ventina di cunning turisti. Le bianche colonne che delimitano il perimetro della piazza dei cattolici sono notevolmente belle ma esteticamente la basilica più importante del mondo è uno dei siti architettonici più brutti che abbia mai visto assieme alla Tour Eiffel. Internamente invece è un sontuoso insieme di forme, colonne, marmi, statue e volte di egregio shape nobilitate dai materiali naturali quali il marmo appunto. Castel Sant’Angelo è un buon castello. Poi seguo il Tevere per quasi 1 km vedendo 1 chiesa gotica che si distingue nettamente dagli altri edifici storici romanici e degli altri stili. Immersomi nel centro inizio a imprecare perché il mio monumento romano preferito è sotto ristrutturazione! La fontana di Trevi è oggi un’impalcatura protetta da delle vetrate (!!) e io non posso gustarmela! Compratomi un dolce napoletano grosso come 3 fette di torta (che si chiama appunto napoletano) raggiungo La Vittoria, raro esempio di edificio moderno di grande bellezza e poi i fori dove posso curiosare sul passato di  2000 anni fa. E infine, alle 11.00, raggiungo l’obiettivo finale, il Colosseo. Un enorme, mastodontico stadio che ospitava i giochi di guerra quando la guerra richiedeva tanta tecnica. Ci sono 40° ma il Colosseo è comunque gremito e clamorosamente ci sono gli indiani (!!) che osano scassarmi il cazzo coi loro ombrelli, cappelli e bottigliette d’acqua! Roba da non credere! Roma, una grande capitale, fra le più belle d’Europa. Ma contro le asiatiche non c’è partita. Bangkok e Yangoon sono nettamente più belle. H 13.00: lascio Roma. H 15.52: scendo a Siena e la maledizione delle feste colpisce con tutta la sua forza e la sua precisione temporale! Senza saperlo sono capitato nella festa più famosa d’Italia: il Palio di Siena. Il palio ci sarà tra 2 giorni ma alle 18.00 faranno le prove. Non c’è il deposito bagagli! E io devo arrivare alla Piazza del Campo prima delle fottute 18.00! Uhm, che posso fare per fottere la maledizione?! C’è un centro commerciale con 4-5 ristoranti e fast food. C’è una boliviana da scopare e una romena da scopare anch’essa. Gli spiego la situazione e gli dico: “Se mangio qui mi tenete lo zaino per 2 orette?”
Il compromesso va in porto e le 2 fighe mi nascondono lo zaino e la tenda nel retro. Poi non so perché ma mi regalano una salsiccia più un trancio di focaccia! H 17.15: la sfida fra me e il palio comincia. Ho 45 minuti per trovare e raggiungere quella fottutissima piazza prima che i cornuti dei fantini calchino la sabbia. Entrato nella graziosa città medioevale supero la folla e alle 17.45 devio nella più bella piazza italiana. Un grottesco catino di antichi edifici che sembrano gli spalti di una stramba arena. Il castello risalta bello nel grottesco mentre la sua torre esagerata ne conferma la bizzarria. Lasciata la piazza ai fantini vado al Duomo. Uno splendido edificio con uno splendido campanile bianco-nero che determina definitivamente il sorpasso nella mia classifica di città italiane più belle: 1 Siena, 2 Venezia, 3 Roma. Al ritorno mi sparo qui (perché a Roma non avevo tempo) i pici (pasta fresca homemade) al cacio e pepe in una fighissima osteria a 6,5 euro e godo di brutto. Ma siccome i guerrieri sono di parola e i boliviani sono dei guerrieri anch’essi, tornato al fast-food mantengo la parola e mi sparo pollo e una pizza margherita incredibilmente gustosa per un fast-food.
M13) E’ mattina presto quando salgo sul treno per tornare nella landa del vuoto. Una delle tettone prostitute africane mi vuole spompinare dicendo che tanto c’è poca gente nel vagone. Ah, ah, ah!
Che possano i lupi correre liberi e felici in tutte le foreste e le linci sonnacchiare oziosamente sui rami, libere e selvagge in tutte le foreste. E che possano i pastori di renne della Lapponia morire nel dolore più atroce con le loro bastarde famiglie perché la foresta e le renne  sono dei lupi e delle linci che lottano con tenacia e tecnica per vivere. La foresta non è per il business dei pastori lapponi grandi devoti del dio denaro che in elicottero prosperano con la mattanza delle renne (i ricchi, codardi  pastori lapponi) che uccidono solo per arricchirsi. Se uno vuole fare business che se ne vada in città o in campagna, quello è il giusto posto per lui perché le foreste appartengono ai lupi, agli orsi e alle linci. E perché le renne appartengono alla foresta! I pastori di renne sono il cancro della taiga e le loro famiglie sono errori della natura che la Terra non vuole. Lupi liberi di essere lupi!

By Fabio Tomasetta.

2006 Tytanchaos in Thailand

S 4) Le tipiche colline indocinesi ( basse con nude palestre di gialla, arcaica roccia verticale, ammantate di giungla sulla sommità piana)  appaiono nel landscape. Sono 7-8, distanti l’una dall’altra 2-3 km e si stagliano nella vasta pianura di risaie come giganti immortali. Se al posto delle risaie ci fosse la giungla, questo sarebbe un superparadiso.  Per certi versi assomiglia al supremo Stora Sjofallet e al Sarek, il paradiso dei paradisi. Lungo la via la locomotiva si rompe due volte e così ritardiamo di 4 h. Appena supero il controllo doganale rivedo 2 thai-girl. Sono speciali, diverse da tutte le altre femmine del mondo.  Quello sguardo che hanno negli occhi a mandorla ce l’hanno solo loro. Anche una giapponese, un’australiana, una brasiliana pensa spesso al sesso ma le thai sono speciali. Hat-yai, la capitale del sud musulmano. Con 75 baht (1,5 euro) ceno al mercato diurno che assieme al notturno, è in pratica, il ristorante più buono della città. Quando lo lessi sulla Lonely non ci credevo che bancarellai ambulanti fossero più bravi dei cuochi specializzati nei ristoranti ma è così, non c’è un cazzo da fare. 70 baht : cinese: un involtino primavera, un involtino verde, una frittella di mais; thai: salsiccia di porco alla siamese, salsiccia di pollo piccante; cinese (altra regione, non ricordo): noodles con frittata e gamberoni; japan: 1 sushi; bere: thai: succo di cocco ghiacciato. Dopo 12 giorni senza scopare, al primo giorno in Thailandia è subito fine dell’astinenza. Becco una puttana smilza, carina e sensuale (7), in verità ero già d’accordo con un’altra tettona ma questa mi trascina in casa sua, mi accordo per una (10  euro). Questa ragazza in gamba è diretta e scatenata come le tipe dei porno. Non mi fa parlare, mi sbottona e inizia a spompinarmi senza neanche mettere il goldone.  Si fa sborrare in bocca e poi continua. Un pompino così non me lo avevano mai fatto. Come la maggioranza delle thai anche questa mi offre il bis e non solo. Chiama l’amica, una figona  con la 3° (8) e in 2 mi fanno il double pompino-spagnola più lungo della mia vita. Sarà durato circa 40 minuti. Poi mi offre da mangiare e cucina pure bene. Mi dice: “Oggi ho finito di lavorare, vuoi stare qui?”
Senza chiedermi un centesimo in più, mi riscopano e la tettona mi fa scopare anche anal. Gioco di brutto con le loro cosce. Gli piace quando gli metto il cazzo fra l’accavalamento delle cosce e io le accontento….bisogna  ricambiare i regali. Torno all’albergo alle 5.00. Comunque sia, grande rispetto per le ninfe thai, le migliori femmine del mondo. Belle, sensuali, ninfomani, simpatiche e caratterialmente dure al punto giusto.
D 5)  Cambiano i lineamenti del popolo thai, cambia l’accento, cambia la cucina, l’aria, cambia la jungla. Siccome la Malesia è la punta della penisola e si allarga come una punta di lancia, la Thailandia è invece l’asta, quindi  stretta. Questa vicinanza continua al mare ha causato una diversità botanica che cambia la bellezza della foresta. La giungla di Sumatra era quella più classica, simile all’Amazzonia, quella malese era una giungla più scura,  con il bellissimo tualang, la giungla thai orientale aveva connotati aspri simili a quelli della macchia mediterranea; questa giungla invece è più lussureggiante. Arrivo a Krabi e le classiche, solitarie colline siamesi si ergono in mezzo alla foce del fiume fangoso vicino a isole di steppaglia equatoriale. Scelgo questa cittadina sull’oceano come base per le prossime quattro escursioni che si preannunciano spettacolari. Una, martedì, purtroppo dovrò farla con un’agenzia ma d’altro canto un parco marino da solo non è plausibile. Sto usando Internet quando la padrona della mia guest house m’ interrompe e mi invita alla festa per il Capodanno buddhista. Siccome è bona ci vado. C’è anche l’amica cinese. Mi portano ad Ao Nang, 17 km più a Nord. Ovviamente c’è la ressa. In più c’è anche la sfilata per decidere chi è Miss provincia di Krabi. Le pretendenti sono truccate e vestite come le danzatrici balinesi che imitano le apsara celesti, le ninfe dei paradisi delle divinità della luce. Mangio benissimo in un ristorante e poi ovviamente ci provo. Le prendo la mano, lei la ritrae e io: “You know, i like you.”
Lei: “Just 2 hours?”
Poi tira fuori la storia che ha il ragazzo. Penso che sia la solita cazzata e che le piace giocare e invece non ci sta davvero. Si chiama Mom, ha i lineamenti super sexy, la pelle supercaliente. La serata finisce con il rito buddhista: decine e decine di fiori e barchette vengono lanciate nell’oceano.
L 6) La costa indiana delle Andamane è stupenda. Le mie amate colline siamesi si ripropongono a strapiombo sull’oceano o poco oltre la spiaggia fangosa. Non ci sono strade e solo le barche hanno accesso a questo tratto. Le ruvide, nude palestre giallo-bianche si stagliano sul landscape che separa Nam nao da Ray let est che  a volte è bagnata dalle onde, a volte è accarezzata dalle palme della stretta spiaggia a golfo. Le cime delle colline dalle stravaganti forme a pinnacolo, invece, sono ricoperte di vera giungla fra cui il meraviglioso tualang. Ma le quattro spiagge della piccola penisola Phra Nang potrebbero essere ancora più belle. Basterebbe radere al suolo il 95% dei resort nascosti fra le palme, scacciare il 95% degli tediosi turisti-tintarella-e-drink per 8 h sotto il sole e cosa più importante consegnare il dominio della costa a una decina di coccodrilli marini. Mi inoltro lungo un sentiero che sale lungo la collina più esterna. La Lonely dice che il primo tratto è il più difficile. L’inclinazione è del 75-80%, il terreno è fanghiglia scivolosa e sudicia ma le radici degli alberi selvatici creano dei gradini naturali che insieme alle spesse liane e alle corde aiutano l’equilibrio. Ci sono due point-of-view dai quali si vede la spiaggia Ray let est dall’alto e in più anche la stupenda spiaggia Ray let ovest divise da pochi chilometri di bosco. Poi il sentiero scende vertiginosamente a 60-70° all’interno della collina e poi bisogna fare del vero climbing. Scendo in una lunga forra. I numerosi dislivelli di 85-90° raggiungono anche i 7-8 metri fino alla laguna che giace nella caverna nel cuore della collina. La laguna è cinta da un cerchio di stalagmiti e roccia alto decine di metri. Lo specchio d’acqua è vasto come il cielo che si vede dalla volta della grotta. Faccio il bagno, l’acqua è salata, il fondale (1 metro) è fangoso e sprofondo fino agli stinchi. Sono solo, i turisti che si avventurano qui sono pochi ( media 2 ogni ora). Questa remota laguna è un motivo in più per radere al suolo il 95% delle strutture umane e soprattutto portare i coccodrilli e anche le pantere. Se io ero il re, questo diventava subito parco nazionale con l’aggiunta di 50 km per 50 di giungla per i leopardi ecc. Torno a Krabi alle 17.00. Domani ho l’escursione ( per la prima volta in vita mia),  organizzata da un’agenzia a Ao Phanganga che si preannuncia come new entry nella mia classifica dei luoghi marini più belli. Perciò decido di varare il coprifuoco e alle 8.00 di chiudermi in camera per evitare che qualche thai-girl non mi faccia dormire. Così alle 18.00, tranquillo, mi reco in centro per le mie 3 h di palestra. Sono tranquillo perché le tipe di Krabi sono come quelle del sud e le go-go girls non sono ancora al lavoro. Nessuno deve rovinarmi l’escursione di domani. Io alle 22.00 dormo. Nè tipe, né Premier league, né feste, niente deve disturbarmi perché Ao Phanganga è sacra quasi come il Sarek. Sono troppo sereno, uno sguardo a una coscia abbronzata thai qua, uno a una bianca cinese là, il profumo dei cibi thai…ah, la lussuria è metà della vita. L’altra metà è la sfida e infatti già intravedo la mia gym. Devo fare tutto: pettorali, braccia, tutto. Escono un macello di commesse da un negozio, tutte con la polo gialla (per la festa del re thai Bhumibol). Io tranquillo proseguo verso la mia palestra e non le studio neanche. Una di queste si stacca dalle altre, mi tira una spallata, mi spinge e mi cammina di fianco: “Io vengo con te.” Mi dice.
 E io che cazzo ci devo fare? E’ colpa mia? Non è colpa mia, sono loro, sono le thai. Le malesi non fanno così e neanche le sumatresi. Sono loro, sempre loro. Gli cingo la vita e anche lei mi abbraccia così camminiamo come due fidanzatini. Lei parla pochissimo inglese. E’ stecchina e di faccia è semplicemente superfiga (8,5). Mi  porta in un negozio di scarpe, mi indica le scarpe e mi chiede: “Quale mi stanno meglio?”
Io: “Vabbè, abbiamo capito, va.”
Lei: “What you said?”
Io: “These.”
 Lei ne sceglie un paio e mi dice: “You my boyfriend. You pay.”
Hai capito?! I’am your boyfriend ! E mo ti sistemo subito. Così gli compro le scarpe dopo 10 minuti di incontro. Non ci sono stati veri dialoghi perché parla pochissimo inglese. L’unica cosa che fa è prendermi la mano e dirmi: “You beauty, you’re hansom.”
“Si, si, adesso ti sistemo subito, tu vuoi fare la furba con me? E mo ti sistemo subito.”
La porto in un supermercato e me la slinguo dietro gli scaffali ( siamo a circa 15 minuti) perché siccome è bella di brutto ti faccia, me la devo per forza anche limonare. Dopo circa 20 minuti, mi porta nella sua camera e mi dice: “Ti piace il thai-massage? Solo 100 baht.”
Io: “Non ho mai provato.”
Boh, adesso te lo do io il massaggio. Quando una mi sta sul cazzo lo sento subito a pelle e invece questa mi sta simpatica. Mi dice di mettermi una specie di pigiama, mi levo le mutande e lei si gira e poi sbircia di continuo. Il massaggio: 1) del massaggio non me ne frega un cazzo, 2) è improponibile perché dopo 10 secondi ce l’ho già duro, 3) è thai e appena le thai mi toccano, anche il braccio o la faccia, mi va il cazzo in tiro. Appena vede che ce l’ho duro mi dice: “Do you like bum-bum?”
Io: “Eh, beh.”
Si spoglia. Ha la pelle brunita, la sua pussy è come la sua faccia: è troppo bella. Perchè  ci sono fighe più belle e meno belle…anche i peli sono belli. Così me la faccio due volte, faccio tutto tranne che la spagnola perché ha solo la prima. Quando mi scopo le tettone guardo le tette e la faccia ma dalla seconda in giù la cosa più bella è scoparla mentre gli lecco le gambe e la guardo in faccia. Lei vuole che le lecco il pube salendo lentamente fino all’ombelico e io l’accontento. Poi finita la 1° mi dice: “You good.”
Non è questione di orgoglio personale o di vanità, è semplicemente la verità: le thai-girl sono the best of the world. Ci sono stirpi che quando te le chiavi ti sembra di scopare con una regina, magari è inferiore in bellezza, è inferiore in sensualità ma lei si atteggia come se fosse una superfiga, ci sono altre stirpi  che quando le chiavi sono così stupide che non capiscono neppure che cos’è il sesso; le thai-girls invece sono semplicemente le migliori, sono ninfe, carine, pelle superhot e con grande semplicità finito mi dice: “You good.” E poi mi chiede anche cose che solo una thai può chiederti.
 “Perché ce l’avevi già duro prima di spogliarti?”
Io: “Lo sai perché, perché mi piaci, no.”
Sempre con grande semplicità poi mi chiede: “Sono brava a fare sesso?”
Io: “Thai-girl, the best of the world.”
Lei poi vuole venire nel mio albergo ma mi rifiuto categoricamente e do inizio al coprifuoco esattamente alle 20.36 dopo una fantastica cena al mercato notturno: pad thai ( gli unici noodles che possono sconfiggere i noodles malesi), pollo all’aglio, insalata piccante di sardine, coca: 120 baht, neanche 3 euro! Sono le 00.45, tutto è placido, tranquillo, i miei vicini di stanza sono tutte femmine ma sono o semibabbazze o hanno il tipo perciò non c’è alcun rischio per Ao Phanganga; Mem, la padrona della guest house non ci sta ( lo so perché lo capisco da come mi parla. Che poi si fa i ditalini pensando a me è un altro discorso….). L’unico pericolo è Seven eleven  dove sto per recarmi, a 30 metri dalla mia finestra. Infatti oggi non ci sono ancora andato ed è tradizione andare a Seven eleven almeno una volta al giorno. Seven eleven è un mito. In ogni cittadina thai, malese o indonesiana ci sono almeno  2 Seven eleven, open 24 h su 24.  Uno è assetato, si sveglia alle 4 di notte e va a Seven eleven; uno deve comprare i goldoni, va a Seven eleven; uno vuole pasticciare, va Seven eleven, uno vuol parlare di calcio, va a Seven eleven; uno deve prendere il bus, va a Seven eleven; quando arrivi in città, arrivi a Seven eleven; uno vuole farsi la cassiera e va a Seven eleven (20% che ci sta). Già l’insegna è bella. Seven eleven è un mito. Solo in un paese noioso come l’Italia Seven eleven non c’è. Seven eleven è come la Thailandia. La Thailandia è viva 24 h su 24. I thai mangiano a qualsiasi ora. I mercati notturni e diurni sono pieni di gente alle 2 di notte come alle 2 di pomeriggio, alle 10 di mattina come alle 4 di pomeriggio, sempre, sempre. Ogni famiglia thai, anche la più povera mangia fuori in compagnia, fra amici, almeno tre volte alla settimana. Noi western siamo gli unici che mangiamo da soli. Nell’arco diurno anche i ristoranti sono sempre (ad ogni ora) intenti a cucinare. Nei ristoranti occidentali invece (italiano, svedese, deutch, inglese) i thai non ci vanno perché costano troppo per loro ( vanno solo le thai che rimorchiano i western).  Adesso vado a Seven eleven.
M 7) L’agenzia si rivela ottima. Siamo una dozzina fra cui una famiglia svedese che parla italiano perché la moglie e i due figli hanno vissuto 2 anni nella penisola latina. Dopo 40 giorni sento parlare italiano e mi fa effetto. Navighiamo per 50 km dalla spiaggia di ieri; l’escursione è in barca e parte dalla baia di Ao Phanganga, il cuore del  golfo di cui ieri avevo visto l’estremità sudorientale. Ao Phanganga è parco nazionale ed entra prepotentemente nella classifica dei primi 20 luoghi selvaggi più belli che ho mai visto. Ho visto decine di lande primordiali, 23 nazioni, 8 catene montuose, 3 oceani, 3 mari,  dozzine di laghi e Ao Phanganga si situa new entry al secondo posto assoluto fra le coste più belle che ho  visto. Qui l’oceano indiano scivola in un labirinto di canali fra le 40 isole-colline dalle forme geometriche spettacolari e stranissime. Sono simili ma più strette delle colline siamesi, l’isola di James Bond è una perla di bellezza in mezzo a una gioielleria. Ma il tratto iniziale della navigazione è il più bello. A est, l’oceano semi-sommerge una vasta foresta di mangrovie, a ovest,  lambisce i bassi rilievi carsici e sembra di essere su una terrazza e sembra che il mare possa traboccare in un burrone oltre i passi ampi, da un momento all’altro. Vedo il falco pescatore. Con la barca passiamo sotto una bassa grotta, poi andiamo in una caverna sacra colma di statue buddhiste. Sulle pareti ci saranno 80-100 macachi. Ieri ho vagliato una quindicina di agenzie che proponevano questo itinerario. Ho scelto questa perché c’era incluso anche la riserva di Manora che praticamente è la giungla nell’entroterra della baia di Ao Phanganga. Non so come potevo saperlo, è magia, ma sentivo che Manora era speciale. E Manora è un eden terrestre. E’ una foresta di tualang di pianura. Ed è come la Terra era prima che i civilizzati la rovinassero. Anche la pianura padana aveva dei luoghi così straordinari prima che i vermi che si sono incravattati e quelli che vorrebbero incravattarsi l’ abbruttissero. Non c’è bisogno di morire in modo pio perché il paradiso era qui, intorno a noi, la Terra era il  paradiso, milioni di paradisi, tutti diversi e solo per i forti. Prima che i maiali amanti del denaro la riducessero al vuoto, al niente, alla debolezza: luoghi come Sesto San Giovanni, Cinisello, Milano, luoghi inutili, noiosi, brutti. Perché qualcuno ha consegnato la Terra nelle mani degli stolti e di qualcuno che è in grande sintonia con gli stolti, le stolte. Busto Arsizio, Milano, Parigi non sono la Terra. Sono luoghi creati dall’uomo per soddisfare il contorto, invidioso desiderio di dominare il prossimo con mezzi deboli e quindi privi di vero valore competitivo: soldi, oro, abiti raffinati, le posizioni sociali, in poche parole il potere, che è l’esatto opposto della vera forza che è l’abilità tecnica e quella bellica. A Busto Arsizio,  Milano e Parigi ci sono i cani, i maiali, le capre e i vermi. A Manora, nel Sarek, a Geirenger invece solo la Terra. A Manora ci sono i pitoni, nel Sarek le linci, a Geirenger i falchi. Io sono nato per vivere a Manora, nel Sarek e a Geirenger. I civilizzati, figli del vuoto e dell’ordine sono scappati e continuano a scappare dalla verità perché un devoto del vuoto non ha essenza. Io invece, appena posso, torno a casa, sotto i rami, perché appartengo al caos. Ma i criminali che si sono civilizzati continuano a rovinare le mie foreste perché sono deboli e vogliono scappare. Si vive per quattro cose: tre sono godere, vincere e vendicarsi. Manora è la lussuria degli occhi, una serie di ruscelli che curvano, smarrendosi fra i tronchi. I ruscelli scendono in decine di rapide che formano brevi, bassi laghetti. Cammino 1 km e faccio il bagno, bagnato e solo con i boxer. Al ritorno becco un gruppetto di thai; c’è un maschio e cinque femmine. Il maschio è ricchione e appena mi vede mi dice che mi vuole scopare e anche le femmine sono d’accordo. A parte il maschio che tanto è un maschio, le tipe sono troppo piccole (15-16 anni) e così gli dico: “I don’t like bum-bum.”
Così il gay inizia a fare gesti di scopate contro il tavolo e le tipe  se la ridono. Ridi, ridi. Me ne vado e li lascio al loro limbo-orgia. Solo in Thailandia puoi beccare scene così. Il fatto che sia a Manora l’ha reso ancora più grottesco perché sembrava di essere nelle leggende romane dove nei boschi fiabeschi incontri ninfe e satiri assetati di sesso. Fanno bene a divertirsi, peccato che non avevano qualche anno in più. Il voto di Ao Phanganga è 10, Manora è 9. Questa è la nuova classifica delle tre coste marino-oceaniche che ho visto: 3 arcipelago Aland, Mar Baltico, Svezia/Finlandia; 2 Ao Phanganga,  Oceano Indiano, Thailandia; 1 Geirenger Fjord, Oceano Atlantico, Norvegia.
A Krabi becco la tipa di ieri. Appena mi vede parte. Mi sembra di vedere il falco pescatore che scende in  picchiata sulla preda: “Vieni con me.”
 Siccome vuole che la pago, non vado. Poi mi fa una proposta assurda che non riporto perché è troppo assurda e la racconterò solo a Paolo e a Pino.  Vado al mercato  notturno di Krabi. La bancarella di ieri è spostata perché un giorno sono qui, l’altro magari a 20 metri. Così mi siedo in un’altra, sempre l’ultima. Mem, mi ha consigliato Som Tom, un’insalata piccante, io specifico: “Few spicy.”
L’ insalata è buonissima ma anche se ha dimezzato la quantità di paprika e peperoncino è piccante pesante. In più mangio 6 pesci (triplo delle alborelle) alla griglia, buonissimi, una coscia di pollo alla griglia alla thai, buonissima, steak rice ( ricetta isaan), 2 coke: 105 baht (2,2 euro). Alla guest house mi siedo con Mem perché voglio vedere come cazzo fa a mangiare il Som Tom con la quantità di piccantezza classica dei thai. Mem la mangia così: 3 forchettate di seguito poi si ferma, con le lacrime agli occhi alita e beve ghiacciato e dice: “Very spicy but too tasty.”
A furia di tre forchettate e di pause forzate dal fuoco del palato la mangia tutta. Ha le coscie scure, di quell’ olivastro che solo le mongoliche hanno (le caraibiche l’hanno diverso), il colore è lucido sulla pelle. E’ inutile dire che mentre a lei gli va a fuoco la bocca a me mi esplode l’uccello. Le sue gambe abbinate ai lineamenti del viso  sono da scopata supercaliente. Così ci provo ancora. Gli prendo la mano, m’avvicino e le dico: “You know, i like you too much.”
Lei: “We are just friends.”
Io: “Just?”
Lei: “Just.”
Tanto lo so che si farà i ditalini pensando a me. Come tutte le thai anche se non ci sta, dopo che ci ho provato va d’accordo di brutto con il sottoscritto. Thai girl, the best of the world.
M 8) Con Than Bhokkharani chiudo il semicerchio protetto da riserve del golfo di Phanganga, l’ altra metà non è neanche da considerare perché è Phuket e io a Bibbione o Rimini non ci vado. Lungo il tragitto, nell’entroterra, ci sono nuove, splendide colline preistoriche che poi scoprirò essere parte di un ennesimo parco nazionale: il Phanom Bencha, dove vive il mito, il leopardo nebuloso. In pianura si passa in mezzo a 2 di queste colline come se si entrasse in un cancello naturale e superatele si arriva a Than Bhokkharani. Come se dopo un sipario, ce ne fosse un altro, si entra nel varco spaccato fra due altre colline e qui c’è la foresta simile a Manora. Solo che nella jungla di tualang, i ruscelli sono più ampi, le rapide più forti e i laghetti più stagnanti. Than Bhokkharani è eccellente ma è deturpato da sentieri in cemento. Il cemento è un materiale sporco e vuoto esteticamente e dovrebbe essere bandito dai parchi nazionali. Proprio come a Manora, al ritorno, costeggio una piscina naturale nel quale ribolle l’acqua delle rapide prima di cadere in uno stagno più basso. 3 tipe fanno il bagno. Appena mi vedono mi dicono: “Ehi, we love you.”
E io che cazzo ci devo fare? Satiri e Ninfe. Satiri e ninfe.
“Vieni a fare il bagno con noi?”
Poco più lontano c’è un tipo sui 45 anni, ride e mi dice: “Prego, vai dalle ragazze.”
 Così mi spoglio e mi butto in acqua. Fortuna nella fortuna, 2 delle 3 thai-girls e soprattutto la più bona (6 e 7), insolitamente hanno la 3°. Parliamo. Il problema per cui non parto subito è il tipo dietro, a 10 metri. Chi cazzo è? Le tre tipe tergiversano e risulta solo che è un membro della loro famiglia. Fratello? Zio? Padre? Non me lo dicono. Il tipo continua a invitarmi ad avvicinarmi di più alle tipe. Poi scopro che è loro padre. Una delle due big tits mi dice: “I smoke.”
Ormai sono abituato alla sfrontatezza delle thai ma come cazzo faccio a farmi fare un  pompino con il padre a 10 metri?! Siccome l’acqua è ribollente di schiuma, sotto non si vede e io mi appendo alla sua coscia. E lei: “You’re sly.”
Tu mi dici che mi vuoi fare un pompino e poi mi dici che faccio il furbo?!
Lei: “You’re sly and shy?”
Io: “Amica, non sono abituato a farmi spompinare mentre il padre è a 10 metri!”
Lei: “Behind the trees he cannot see.”
Se non fossi nei paesi indocinesi penserei a uno scherzo o a una trappola, ma questa è semplicemente una landa dove le femmine sono vere femmine. Poi  mi danno uno strappo a Krabi. Il padre è al volante e noi 4 dietro sul camioncino. Mi offrono da mangiare un bordello di dolci, la tettona 6 mi fa le lingue e mi scoppia i palloncini della cicca sulla faccia, l’altra mi continua a dire: “I love you.”
Siccome il padre vede dallo specchietto non ho nessuna intenzione di provarci lì, sul pianale. Così le invito a mangiare a Krabi. E loro: “Non ti conosciamo.” 
Io: “Fuck! Prima mi volevi fare un pompino dopo appena 5 minuti e mo mi dici che non mi conosci!”
 La 6 e la 7 e anche la 3°sorella mi prendono il cellulare e si chiamano per memorizzare il mio numero. Alla sera nuova superba mangiata alla mia solita bancarella: pesce gatto con salsa spicy a 35 baht, salsiccia thai, spicy, stick rice.
G 9) Torno alla spiaggia di Rai Leh ma con un breve sentiero di 300 m vado nella parte ovest.  Qui le pareti di roccia grigio bianca e le caverne che le squarciano scendono a picco sulla breve spiaggia di 5-10 metri. Il landscape è eccellente, spettacolare. Così battezzo anche l’Oceano Indiano facendo il bagno. Ora sono stato nei 3/5 degli oceani; Mi mancano solo i due oceani glaciali, l’Artico e l’Antartico. Breve escursione nella grotta dei diamanti. Colate di quarzo, stalattiti e stalagmiti per una caverna molto carina. A Krabi, anche oggi incontro la tipa che mi sono scopato lunedì. Compro una fetta di torta (per me!). Appena mi vede mi blocca: “Preasent for me?”
E me la strappa letteralmente di mano. Ora, decido di tollerare questo atteggiamento solo perché è thai ed è buona, se apparteneva a un’altra razza ero già partito a sberle in faccia.
Io le dico: “Prendine un pezzo.”
Lei se ne frega i coglioni e se la tiene tutta. Cazzo gli devi dire a una così? Proprio come una tigre tollera un gattino che gioca graffiandola io tollero ma tutto ha un limite e così lei esagera e mi dice: “Buy me ling.”
 Le sue amiche sono d’accordo mentre io mi chiedo che cazzo sia un ling, poi mi ricordo che i thai non pronunciano la r .
Io: “Ah, ring!”
Lei: “Yes, ling, you’re my boyfriend.”
Io: “Io non sono il tuo boyfriend. Abbiamo giocato. Punto. Non c’è nient’altro.” ( Vai a fregare i soldi a qualcun altro.)
Così ci salutiamo senza rancore e infatti mi bacia pure. Questa è la 2° più figa che mi sono fatto quest’anno e la quinta di sempre per i lineamenti del viso. Mi alleno nella palestra dell’amica di Mem. Fisicamente è come le rabbit di playboy con 2 tette che sussurrano costantemente al mio cazzo. Lei non se ne accorge che le sue tette parlano segretamente al mio cazzo ma lui e io le sentiamo. Di viso assomiglia a Jenaveve Jolie. Voglio scoparmela per tutta la notte ma lei  mi fa capire che il problema è che non mi fermo a Krabi più a lungo. Poi  arriva Mem e io inizio a fare battute su un eventuale orgia. Jeneveve-thai mi si avvicina e mi dice: “Devo dirti una cosa.”
Io tutto divertito progetto già il tragitto della mia lingua sulle loro cosce supersexy.
Lei: “Domani te ne andrai e Mem piangerà, ormai sei suo amico.”
Sbalordito dico a Mem: “Just friends?”
Lei: “Just friends.”
Anche se parlavamo (e ci provavo ) ogni giorno e ci andavo d’accordo non avevo assolutamente intuito questo inaspettato e così rapido affetto per me. Le thai sono troppo buone. Alla sera mangio con 3 tipe perché tutti i tavoli sono occupati. Anche loro mangiano il Som Tom. Curioso, voglio proprio vedere se solo Mem sopporta la piccantezza o è tradizione thai soffrire a tavola. Tutte e 3 (!!) mangiano 3-4 forchettate e poi si fermano e lacrimano per il peperoncino che cade a pezzettoni dal cucchiaio.
“Very spicy!” Mi dice una….
…..e io: “But too tasty!”
Ridendo annuiscono e lo finiscono. Alla sera mi ritrovo due numeri sconosciuti nella rubrica. Siccome ieri le tre sorelle mi hanno preso il cellulare so già chi è il diavoletto. Telefono e infatti risponde una delle tettone, Baby, e mi spara una sfilza di cazzate fra cui: “I love you, i like you too much.”
Cazzo gli devi dire a una così?
V 10) Io sono sul bus  Krabi-Ranong e le tipe sono tranquille, ognuno si fa i fatti propri. Parcheggiamo per un break. Di fianco a noi c’è il bus Phuket-Ko Samui. Basta un’occhiata per capire la situazione…finalmente un parco nazionale coi controcoglioni. Khao Sok è spettacolo. Le montagne appuntite e boscose hanno le pareti verticali di roccia nuda come le colline siamesi. La giungla è vastissima ( circa 50 x 100 km). Ci sono tre sentieri soddisfacenti. 1 da 18 km, 1 da 14 e uno da 40.  Pantere nere, tigri, leopardi nebulosi, rinoceronti, elefanti, tapiri, gaur, serrow, pitoni etc. Meglio di così, niente. Domani inizio il trekking con 18 km. Il mio bungalow è spettacolare. Le baite di legno sono rialzate in mezzo al bosco, niente lampadari.
S 11)  Il mio bungalow è completamente di legno, le finestre non hanno vetri, è immerso nel bosco di palme a 10 metri dalle altre baite. Non ci sono lampioni e dopo le 19.30 rischi di aprire la porta di un altro. Al mattino, gli uccelli meravigliosi della giungla di tualang confinante mi svegliano con i loro svariati cinguettii. Il ristorante-reception del resort è nel centro del bosco recintato, è circolare, aperto e composto solo da colonne che reggono il tetto e la cucina-casa oltre il bancone. Appena svegliato dico alla padrona che voglio uno shake al cocco. Lei prende la noce di cocco dalle piantagioni adiacenti al bosco, le taglia, le trita e in 10 minuti mi fa lo shake. Così quando bevo godo. Questo luogo è il paradiso terrestre perché a 500 metri, oltre i bungalow-negozi, che a lato della strada sterrata si affacciano dal bosco, inizia la giungla vera e propria e il vasto Khao Sok National park. Oltretutto, a 100 metri dal mio bungalow,  c’è un thai-massage. Ho già flirtato con la più carina e ci sta di sicuro. M’inoltro nella giungla. Il sentiero costeggia il fiume Sok che si smarrisce nella giungla bellissima. Incontro numerose cascate fra cui quella finale, Ton Kloy che è alta circa 7 metri. Incontro un serpente velenoso e numerosi sauri fra cui il più bello è lo scinco, un dinosauro in miniatura. Riposato, col terreno pianeggiante, con un caldo perfetto (32° umidità 70%) faccio 14 km in 4 h. Alla sera esco per andare a mangiare. La sorella della massaggiatrice che mi voglio fare, come ogni volta che passo mi ferma e mi dice: “Vuoi una lady?” 
Io: “Quanto?”
Lei: “Non devi pagare, è mia amica, le piacciono gli occhi azzurri.”
In 15 minuti ritorna con l’amica, Jin. E’ bona anche se ha 40 anni. Così mentre parliamo flirto ancora con la sorella-massage e lei capisce al volo e mi dice: “Domani ti faccio io il massaggio?”
Io: “Aha.”
Vado a cena con Jin. Poi me la porto davanti al mio resort ma siccome non c’è luce lei ha paura. Me la slinguo fuori dal recinto. Lei non vuole venire nel mio bungalow così mi porta a casa sua e me la spacco per bene. Domani tocca alla massaggiatrice. Ho già preparato il tranello per la sorella: gli dico che il massaggio me lo fa nel mio bungalow.
D 12) Mi inoltro lungo un altro sentiero, seguendo il corso di un altro fiume. La giungla è molto bella, piove e mi perdo su una collina. Solito metodo Fabio. La ridiscendo fino al primo corso d’acqua e seguendolo ritrovo la pista. Incontro un altro fighissimo sauro crestato. Oggi le sanguisughe erano troppe. Ne avrò staccate una trentina dalle gambe. Fra l’ alluce e l’altro dito ce n’erano 4 avvinghiate come serpi. Esteticamente era un abominio. Quando le stacchi il sangue continua a colare per 5 minuti. Se le schiacci non muoiono. Devi bruciarle come i trolls. Siccome alla fine dell’itinerario la pista era segnata malissimo, a circa 1 km dall’obiettivo finale ( cascate ), sono dovuto tornare indietro perché il tempo stringeva ed ero troppo interno al territorio della tigre più esterna di Khao Sok. C’è un tualang colossale pluricentenario. Le radici triangolari sono alte 1 metro e lunghe 10 metri. Al ritorno non è stato possibile portare la massaggiatrice in camera. Siccome le thai sono forti e quindi non hanno nessuna inibizione ragionano come maschi. Appena ci provi con una, lei è quasi sempre con 2 o 3 amiche. Fanno sempre così: appena ti diventa duro lei con una scusa ti guarda i pantaloni e poi parla in thai con le amiche e senti: farang, farang. Poi le amiche ridono, si alzano e te lo guardano e ti dicono cose del tipo: Tti piace la mia amica? O you’re too hot o con noi thai-girls è happiness, eh?”
Non sono neanche rari i casi in cui ti dice direttamente: “You like bum-bum with me?” Dopo che te la sei fatta racconta ogni dettaglio alle amiche. Quando la spogli o ti spogli lei non è mai in imbarazzo ma non raggiunge mai i livelli di aggressività delle inglesi o delle u.s.a.
L 13) Attraverso il cuore centrale della penisola Malacca da ovest a est. Qui le colline diventano montagne. I pendii ammantati di giungla sono di un verde scuro intensissimo e sono così ripidi che per  salire in cima a queste montagne non si può trekkare ma bisogna fare climbing, in mezzo agli alberi, dalla base al picco. Classiche palestre bianco-gialle per un paesaggio stupendo. Proprio come il Parco nazionale d’Abruzzo è l’essenza dell’Italia così Khao Sok lo è della penisola asiatica. Uno che va a Milano o Roma o a Pattaya non va né in Italia né in Thailandia perché sono solo luoghi creati dagli umani che si sono alienati dalla rude potenza di madre natura. Andare in Italia vuol dire camminare sugli Appennini, quella è l’Italia. E lo stesso vale per la Thailandia.
M 14)  Oggi inizia la quarta fase della mia vacanza. Dopo aver esplorato la Malacca siamese, quella malese e Sumatra , ora tocca al nord Siam. Una nuova avventura in nuovi paesaggi, diverse cucine, altre femmine. Il breve tratto (90 km) che separa Bangkok da Ayutthaya è punteggiato da palafitte-fattorie che galleggiano sopra le continue risaie allagate. I templi di Ayutthaya sono bellissimi perché  edificati con un’architettura simile all’indiana. Becco una guest house a 100 baht (2,2 euro) al giorno fuori della stazione ( record minimo di spesa). Gli altri turisti mi dicono che le 50-100 baht risparmiate ce le rimetterò in tuk-tuk per raggiungere i templi. Ma i turisti non si rendono conto che stanno parlando con un selvaggio del caos e 5 km, per di più sull’asfalto non li sento neanche. Nonostante i turisti del treno pernottino a meno di 1 km dal parco storico dell’ Unesco arrivano ai templi in tuk-tuk. Io a piedi e loro in tuk-tuk li brucio lo stesso. Non gli rido in faccia per non litigare ma il mio pensiero è una risata continua. Parto alle 13.00 dalla guest house. Alle 15.45 completo l’itinerario visitando e fotografando 8 templi ( il più bello per me è il Wat Phra Ram dal chedi a pannocchia hindu). Poi arriva il fattaccio,una di quelle cose che odio particolarmente: il rullino di Khao Sok più la superfiga che mi sono scopato a Krabi più Mem più paesaggi vari della Malacca centrale si rompe in due! La macchina fotografica è spacciata a causa di una botta su una roccia nel parco nazionale così anche il rullino di oggi è nullo. Domani comprerò una digitale, dopodomani rifarò il giro dei templi. Resta il rammarico per Khao Sok e per Mem. Per Khao Sok dovrò tornare fra qualche anno e Mem la ribeccherò ma Mom fra qualche anno sarà sposata con qualche babbazzo che ci è cascato. Qui al Nord il clima è secco. Al contrario della maggior parte della gente il mio corpo è predisposto per il caldo umido. Il caldo secco mi fa stare male e rimpiango persino l’estenuante giungla malese. Ad Ayutthaya le tipe sono moderate e ho solo due occasioni al giorno per scopare.
M 15) Da Ayutthaya a Lopburi la risaia continua. Ci sono numerose specie di uccelli, anatidi, gruidi e passeriformi. Lopburi è piccola. I templi sono sparsi per la città, graziosi ma lontani dai magnifici di Ayutthaya. Il più bello di Lopburi è il Prang sam yot dalle tre cupole hindu. Mi piace parecchio.  2° i resti del Nakhon Kasa. In 40 minuti, a piedi, completo il pellegrinaggio hindu-buddhista. Poi mi siedo in un grezzo ristorantino di fianco al Prang sam yot  e sorseggio uno squisito sciroppo ghiacciato di menta alla thai. I macachi sono decine e decine e così mischio l’etologia con la visita ai templi. Le scimmie scalano palazzi  di  parecchi piani semplicemente inerpicandosi sui pilastri. Sono così tecniche che usano i fili dell’elettricità per attraversare la strada da un lato all’altro. Circa ogni 5 minuti, uno di questi macachi raggiunge il mio ristorante e ruba un arancio o beve dal secchio dell’acqua. Le padrone del ristorante, rispondono con bastonate se sono vicine oppure con la fionda. Al che le scimmie scappano sul balcone sopra il ristorante perché ha solo le cler ma non le pareti, è una specie di portico . Appena le tipe si allontanano, la testa della scimmia spunta dal soffitto e le sbircia aspettando l’occasione buona per rubare ancora. Fino a quando cammino con la busta di sciroppo è facile tenerle a bada. Basta sgridarle e non indietreggiare. Poi gli consegno la bibita e il macaco fortunato scappa con la busta rincorso dagli altri. Poi torno con le spagnolette per vedere la reazione anche se so già che non saranno più controllabili. Come ladri, infatti, le prime scimmie che notano il sacchetto di frutta secca si nascondono dietro le macchine parcheggiate e mi seguono di soppiatto cercando di incularmi sbucandomi alle spalle fra le macchine. Quando le 3 scimmie diventano 10 decido di mollare tutto il sacchetto per evitare guai. Sul pianeta Terra, nonostante questo c’è gente così stupida da credere nella leggenda chiamata istinto. A differenza delle scimmie di Kuala Lumpur, questa non mi prende il sacchetto di prepotenza ma allunga la mano e lo prende gentilmente poi s’arrampica su un pilastro e si rifugia sul tetto di un negozio con una cinquantina di arachidi e assediata dagli altri. E’ così intelligente da mettersi nell’angolo e da proteggere un lato con il pilastro. L’altro lato invece è spettacolo perché praticamente è sul bordo della tettoia e per accedere da lì c’è solo il cavo dell’elettricità. Un macaco giunge proprio lungo il cavo, la scimmia allora sale sul filo e duella. Mi diverto di brutto. Siccome devo aspettare per il treno, torno al palazzo su cui brulicano un centinaio di macachi. Uno dei balconi è  il limite territoriale delle due gang. Lo so perché  infatti solo su quel balcone le due gang si incrociano e si tirano.
Siccome Lopburi è a solo un’ora di treno da Ayutthaya ho scelto quest’ultima come base per tre giorni. Al ritorno il treno è pieno zeppo. Viaggio con i thai mentre tornano da scuola, li vedo mentre lavorano, mangio ai loro baracchini dal cibo squisito, mi alleno nelle loro palestre, cammino nelle loro giungle e abito le loro città e i loro villaggi e così ogni giorno li capisco sempre di più e il quadro della loro essenza diventa sempre più nitido. I thai sono più buoni di noi europei e questo lo si vede nelle piccole cose. Quando un thai si prende male per qualcosa, gli altri invece di prenderlo per il culo o  di ignorarlo, lo confortano immediatamente; i thai sono inclini al perdono, sono coraggiosi e si picchiano subito ma non fanno mai né gli sbruffoni né i prepotenti. Le femmine thai quando hai finito di scopare mi ringraziano sempre e mi dicono: “You’re good.”
Ad Ayutthaya  il tipo della guest house vuole convincermi a sedermi al tavolo ma io che mangio in una guest house e nella mia guest house non esiste proprio. A) Perché uno di una guest house non è specializzato nel cucinare!! b) Perché m’annoio e devo andare a fare un giro. c) Il mitico, meraviglioso mercato notturno.
Ayutthaya centro e Ayutthaya storica è circondata da un canale circolare perché è una città antichissima. Così dalla guest house devo prendere il motoscafo per entrare nel centro. Sulle rive del canale vivono parecchie famiglie che abitano nelle barche. Le donne si fanno la doccia come le indiane. Si coprono con un sari sottoascellare, si siedono sul bordo della barca-casa, con un catino prendono l’acqua del fiume e si fanno la doccia. I vicini di barca saltano giù dalle loro case e si ritrovano tutti sui moli dove giocano a una specie di dama. Siccome qui il mercato notturno non ha i posti a sedere, scelgo un baracchino vicino che ha cinque tavoli sul marciapiede. E sono superfortunato. Anche se c’è un criterio di selezione. Il baracchino deve essere semplice, pulito e ricco di varietà. Se una bancarella è troppo ordinata o troppo sfarzosa è perché il tipo non sa cucinare e vuole far presa sull’apparenza come tanti ristoranti in Europa e così a me non mi inculeranno mai. La cuoca che ho scelto mi cucina noodle thick con maiale tritato, pezzi di pollo e frutti di mare, poi riso piccante con frutti di mare. E la tipa è una fuoriclasse dei fornelli. Come l’ultima bancarella di Krabi anche questa è troppo brava. L’ultimo giorno a Krabi gliel’ho detto e lei tutta contenta mi risponde: “Portami anche i tuoi amici la prossima volta.”
Non ce n’è: i ristoranti di Khao Sok, Krabi, Bangkok non reggono il confronto con gli ambulanti, non ce n’è. Fra take-away, gente che si siede e gente che mangia in piedi i baracchini hanno il quintuplo dei clienti dei ristoranti. Solo i turisti si fanno inculare. Ah, dimenticavo! A mezzogiorno a un altro baracchino ho provato il quarto tipo diverso di Som-tom. Paura… troppo buono. Basta dirgli: “Few spicy.”
Stavolta sono stato attento e ho visto anche in diretta come lo preparano il som-tom per i thai e per i turisti che non  sanno. La cuoca prende un numero innominabile di peperoncini rossi e verdi ( questi ultimi sono ancora più figli di puttana dei primi), li centrifuga e li sbatte dentro nel Som-tom. E così i thai e iniziano a lacrimare e i turisti invece fanno la figura di merda fra le risate dei mongolici. Alle 9.00, finita la cena, vado a vedere i templi al buio. Ce n’è uno dietro lo stagno, fra gli alberi, che sembra uscito dal Signore degli anelli. E qui incontro i famosi cani randagi di Ayutthaya di cui parla anche la Lonely. Sono 5, si alzano e mi vengono incontro. Siccome la mia etologia non sbaglia mai è facilissimo non farsi attaccare. Se uno crede nella favola dell’istinto è sicuro che viene morso perché non sapendo con chi ha a che fare  non sa neppure il giusto modo di comportarsi. E infatti non mi mordono e si fermano. Questa vacanza è sicuramente, assieme al Kungsleden 06, la più bella che ho mai fatto. Che cosa c’è di meglio del sedersi di sera nel parco storico, solo, circondato dai magnifici templi illuminati, bicchiere ghiacciato di coconut thai in una mano, torta del baracchino (20 baht) nell’altra? Ogni tanto i cani randagi si tirano con il branco vicino. Meglio di così?....Beh, le thai che passano in 2 in bicicletta, scosciate con la loro pelle super sexy. Non puoi non fartele. Perché è il posto ideale. Non c’è nessuno, le 2 thai non hanno paura perché associano il falang (occidentale) con i templi: turista. E aspettano solo che rispondi alle loro misteriose frasi thai. Non è che si possa sempre chiavare …. anche slinguare due tipe alla volta va bene. In verità, quello che posso dire è che assieme ai giorni passati nella taiga, questo è il periodo più bello della mia vita. Ayutthaya è splendida, magnifica ed è la città più bella che ho mai visto.  Ma parentesi sulla bibita coconut. Ti riempiono un sacchetto di ghiaccio, ci versano la bibita e i pezzi di cocco. Cannuccia. La bibita in verità è quadrupla. Imparo dai thai: quasi finita, basta che aspetti che il ghiaccio si scioglie e si permea del sapore delle scaglie di cocco e di ciò che ha già assorbito. Prima che l’ultimo cubetto si scioglie hai già ribevuto 3 volte. Ma non è finita. Ti rimangono i pezzi di cocco e mangiare il cocco thai non è come mangiarlo in Italia. Il tutto per 10 baht. Alla facciazza dei dealer italiani. So io dove spendere i miei soldi.
G 16) Rifaccio il giro della magnifica Ayutthaya con la nuova digitale. L’itinerario prevede di passare davanti al college della città. Così mangio ai baracchini davanti, in mezzo alle studentesse thai, tutte in uniforme scolastica: camicia viola, cravatta, minigonna blu. Sono circondato da decine di paia di caldissime, scure coscie supersexy (le 3° cosce più sexy del mondo, 2° le sumatresi, 1° le mulatte). Vestite così, le thai mi fanno spaccare perché dietro l’ordinato look, si celano delle ninfe senza nessuna inibizione. Inutile dirlo che anche a questo baracchino, mangiare è godere.
V 17) Come dice il proverbio non tutti i mali vengono per nuocere: alle 7.30 di mattina ho il treno per Chiang mai e il  puntello con un olandese molto figa che ci sta al 60%. Ma poco prima di andare a dormire la digitale nuova di 2 giorni non funziona già più. Così pago una penale e disdico il biglietto e ottengo un posto a sedere sul treno delle 16.00. Con il mio amico thai Hon torno al centro commerciale dove mi cambiano la macchina fotografica. La gestrice del negozio è una di quelle tipe che mi fa esplodere l’uccello dopo 2 secondi. Non ha la carnagione scura ma la pelle delle sue bellissime gambe è lo stesso super sexy, tipo cinese. Mi cambia la kodak e poi parte con questa domanda: “Hai la ragazza?”
Io: “No.”
Lei: “Ti piacciono le thai?”
Io: “Di brutto ma ho il treno alle 4.00 se no andavamo a bere qualcosa.”
Lei: “Ma sei un butterfly!”
Io: “Come, tu inizi a provocarmi e io sono il butterfly!?”
Compro il solito squisito som tom al solito baracchino e scopro che durante la preparazione la cuoca fa assaggiare il som tom di volta in volta fino a quando il cliente non dice: “Così è perfettamente spicy.”
Fatto sta che poi il thai lacrimerà. Salgo sul treno. Mi attende un viaggio apocalittico di 13,5 h. In terza classe siamo solo 2 occidentali e il fato ha deciso che i nostri posti a sedere fossero vicini: 44 e 46!! Il tipo è gallese e mi chiede di scrivere in italiano sulla cartolina per la sua inquilina romana: “Digli ai 2 scemi che se fumano in cucina torno e li picchio ancora.”
 Tim il gallese ha la faccia da giocatore da rugby e il corpo altrettanto possente. Alto 1,85,  ha le braccia e le gambe enormi come tronchi d’albero. Mentre io viaggio per Sumatra, Malesia e Thailandia, lui usa la Thailandia solo come partenza della vacanza e i suoi obiettivi sono Laos, Cambogia e Vietnam e così, esclusa Myanmar, il quadro geografico del sud-est è completo: io vedo quello che lui non vede e viceversa. Fra una storia e l’altra mi fa vedere il suo album di foto: la sua macchina fotografica è vecchissima e ha 2 super zoom e mescolati con la sua eccezionale abilità, immortala delle foto che sembrano uscire da National Geographic. Lui è intrippato con i villaggi. Non ha un piano come il mio. Lui varca il confine, noleggia una moto e gira a caso nei villaggi laotiani, viet e cambogiani fotografando i visi e i sorrisi e le espressioni della gente, delle figone cambogiane, di scene di vita quotidiana come il lavoro nei campi, di ambulanti, macellaie che affettano la carne, e le sbronze che si prende con gli abitanti dei paesini. Il suo album è una specie di documentario e la bellezza delle foto è impressionante. Parlando mi dice:
“A Chiang mai dormirò in un parchetto.”
Io: “Perché?” 
Lui: “Non lo sai, c’è il festival del (?boh…), non troveremo neanche un’ amaca libera!”
A me le feste non mi interessano proprio eppure la sfiga mi fa capitare sempre nel pieno degli eventi: 1 hari raja, Natale muslim in Indonesia, 2 festival hindu a Melaka, 3 festa dei fiori a Krabi e ora la quarta! Tim e il thai vicino si prendono per il culo a vicenda e io mi spacco dalle risate. Poi il thai lo sfida a mangiare un intero peperoncino verde. Il gallese, orgoglioso perché discende dalla stirpe dei celti, accetta e dopo circa 20 secondi il suo viso si abbronza improvvisamente, poi abbassa il finestrino e tossendo vomita dal treno fra le risa entusiaste dei thai e soprattutto dei vecchietti. Tim si ubriaca e fra la curiosità dei thai, si distende e dorme nel corridoio. Ma io non ho nessuna intenzione di spararmi Chiang Mai rincoglionito dal sonno. Così studio la mappa. Il treno sfreccia verso nord penetrando sempre più nell’entroterra dell’ Asia.  Di notte devo indossare la felpa e la tuta. Trovo la miglior soluzione in una cittadina di nome Lampang: a) è a 2 h da Chiang Mai  e posso andare e tornare in giornata b) è ricco di templi c) è più vicina a Doi Inthanon d) cosa fondamentale, la Lonely segna dove devo sbattermi per cercare un letto. Sveglio Tim e glielo dico. Lui è entusiasta e anche lui ottiene due piccioni con una fava: dormire e in più Lampang gli accorcia la strada per Chiang Rai e il confine laotiano. Alle 3.30 di notte scendiamo dal treno in questa località nota ai thai ma anonima per noi western. Arriviamo alla prima guest house, il cancello è aperto, le luci spente. Tim mi dice: “Io vado a dormire nel giardino e prima che quello ( il padrone) si svegli me ne vado.”
 Io: Ok, allora non glielo dico che ci sei.”
 “Ok.”
 Siccome il prezzo è eccessivo me ne vado 100 metri più avanti da un cinese. Per quanto riguarda Tim non lo sgamerà perché il padrone è  superincoglionito  dal sonno e il gallese è nascosto sulla panchina dietro i cespugli. A Seven-eleven, circa alle 4.00 di notte, le due cassiere mi danno il puntello per domani. A me la scelta fra le 2. Adesso è ancora notte e non lo so dove cazzo sono finito. So solo che sono libero in una terra sconosciuta, circondato dai profumi di una cucina squisita, completamente ammaliato da questa avventura che non finisce mai, so solo che sono bello e forte di carattere e le thai di Seven-eleven mi vogliono scopare, so solo che sono fottutamente felice e innamorato di me stesso. Di ogni secondo di questa terra, di ogni millimetro di questa Thailandia io godo. Quando mi sveglierò il giorno leverà il sipario su Lampang.
S 18) Mi desto alle 3.00 di pomeriggio. Scosto la tenda e osservo il luogo dove sono capitato. I rilievi degli  Shan sono lontani e qui è ancora pianura. Esco dalla mia guest house. Sono nella Thailandia settentrionale, nel centro quasi perfetto, a 180 km a ovest del Laos e a 200 da Myanmar. Qui la pelle delle thai è più chiara ma non ha caratteristiche molto sensuali. Anche il livello di bellezza è inferiore ed è a standard italiani: solo il 30% sono scopabili e queste 30% sono al massimo dei 6 o dei 7. Le persone sono troppo, troppo gentili. Visito 3 templi, il secondo, il Pangsanuk, è molto bello con la scala a forma di drago cinese e la forma dei tetti da book fantasy. Mangio sushi, due spiedini thai, sai ua, il piatto tipico e pork + red curry con 50 baht (1 euro). Poi mi scolo 3 l di birra thai, buona e forte il giusto (6,5°). Un U.s.a. mi dice che qui le donne sono l’opposto delle classiche thai e sono difficilissime. Andando alla stazione per vedere gli orari per domani m’imbatto in una capanna-pub semivuota: i due clienti sono due gay e poi tre cameriere. Mi siedo a bere e tutte e tre lasciano il banco e si siedono con me. Una è 8, una è 6,5 , una è 6. La 6, Ket, parte con questa domanda: “E’ bella?” ( rivolta a Mi, il 6,5).
E io: “Si, è bella.”
Poi il dialogo prosegue e da come parlano non si capisce se sono go-go girls o no. Ci provo con una e non ci sta ma si prende bene di brutto. Poi arriva il titolare del locale e anche lui quando parla non sa usare la malizia e così non si capisce se sono troie o no. Mi dice: “Sono belle?”
Io: “Si.”
Lui: “Lampang non è Ko samui o Pattaya, qui la polizia arresta il cliente e le prostitute.”
 Poi continua con frasi ambigue.  Accende la miccia e poi invece di lanciare la granata ci versa l’acqua sopra e io non posso fare la fatidica domanda: “How much?”
Mi dice: “Dove dormi? Dammi il tuo numero.”
E poi: “Adesso è mezzanotte, devi andare perché chiudo. Vuoi un passaggio in motorino da Mi ? Ma no…. dopo se la polizia ti vede senza casco sono cazzi.”
Io: “Quanto costa il passaggio in motorino con lei che guida?”
Lui: “No, non si può, Lampang è pulita, non è Phuket.”
A uno così che cazzo gli devi dire? Gli spari una capata o gli ridi in faccia, che cazzo gli devi dire a uno così? Che cazzo vuole? E le tipe che cazzo vogliono? Cosa sono? Me ne vado a piedi e dopo 1 km, lungo la strada becco un thai-massage. Entro. L’unica ragazza libera è bona, mi piace e ha la quarta. Salgo con lei. Come l’Indonesiana è assurda. Dopo 2 secondi parte: “You’re hansom.”
Io: “You beauty.”
Vede che ce l’ho duro e fa la finta stupita. Io gli prendo la mano e me lo tiro fuori. Lei inizia a farmi una sega. Io me la voglio scopare.
Lei: “Vengo con te nella tuo guest house per 2000 baht.”
Mentre mi parla, alterna occhiate a me e occhiate al mio cazzo e me lo tocca.
Io: “1500 baht tutta la notte.”
Lei  non cede terreno. Io neppure.
Lei: “Ti faccio una spagnola per 500 baht.”
Io: “Troppi, 300.”
Lei non cede. Giù, intanto le massaggiatrici sono tutte libere e sono l’ultimo cliente.
Io: “Vieni o no?” 
Lei: “No, qui non è Ko samui, 2000 baht o niente.”
Una prostituta è una mercante e deve sapere contrattare. Essendo che io sono l’unico cliente rimasto e il thai-massage è in procinto di chiudere, 1500 baht gli andrebbero più che bene e invece siccome è scema non viene e così non intasca ne 2000 baht, né  1500 ma solo 0 baht.
Lei: “Se torni domani vengo per 1000 baht.”
 Io penso: allora questa è completamente rincoglionita, non conosce i principi della matematica:  “Adesso che differenza fa, tanto non hai nessun altro cliente.”
Lei: “2000 baht.”
Io: “Che cazzo di differenza fa?”
Lei: “2000 baht.”
Io mi rivesto.
Lei: “Domani a che ora vieni?”
Io: “A mezzanotte.”
Scendo e mi acchiappo con la maman che mi vuole far pagare 2 h di massaggio (250 baht) anche se è passata solo un’ora. Fra le altre massaggiatrici ce n’è una di 35 anni che continua a fissarmelo perché è bona e ce l’ho ancora duro. Così si avvicina e mi dice: “Let me check.”
Io che sono un gentilselvaggio acconsento e così m’ acchiappo per la seconda volta con la maman. Torno alla guest house e mi ricordo che ho il puntello con le tipe di Seven-eleven ma ormai è tardi e gli ho calato il pacco. Il cinese della mia guest house ha chiuso il cancello. Io faccio per scavalcare e prendo dentro la lampada, cade e si rompe. Il cinese si sveglia, io nascondo la lampada nel marsupio e getto i vetri nel tombino.
Il cinese: “Dove sei stato?” 
Io: “Thai-massage, dove sono le puttane, quelle serie, qui?”
Lui si prende male di brutto e mi dice: “Buona notte, Lampang non è Ko samui.”
Io: ( in italiano) “Vaffanculo tu, voi e Ko samui che non ci sono neanche stato.”
D 19) Siccome noi figli del caos non andiamo nei paradisi clesti, a volte siamo beati nella nostra essenza  su questa Terra (e poi sui nostri pianeti di esistenza ) e così oggi è stata una giornata paradiso. Alla stazione mangio una zuppa cinese molto buona e così provo un’altra cucina: la China-Yunnan. Ormai faccio come i thai e mi presento 10 min dopo l’orario indicato perché tanto il treno ritarderà di 30-40 minuti. Poco dopo Lampang, iniziano i rilievi dello Shan. Le montagne verdi sono vaste, basse, profumate. La “jungla” è di tek, completamente diversa. Nelle valli i fiumi scorrono placidi e ampi serpeggiando fra l’erba e la sabbia. Mi sembra un viaggio magico a ritroso nel tempo. Un’altra catena montuosa entra a far parte della mia collezione mondiale: ho visto le Alpi, gli Appennini, i Pennini, le Highlands, le Alpi scandinave, i Carpazi, le Montagne Rocciose, la Sierra Nevada, il massiccio Taman negara, la catena sumatrese Barisan, e ora anche lo Shan. Arrivo alla famosa Chiang Mai. Ha la stazione più grossa dopo Bkk. I tuk-tuk men  arrivano subito a importunarmi ma hanno zero possibilità. E’ meglio che vadano dagli altri turisti perché con me non hanno speranza. Mi dicono: “Non puoi girare i templi a piedi: è troppo lunga: 5 km.”
Io: “Solo?”
 In pacco si rassegnano. In 3 h visito e fotografo 19 templi. Sono completamente diversi da quelli di Ayutthaya e di Lopburi. Non sono architettura indiana ma bensì birmana, con i tetti a tre strati e le finestre a mosaico. Sono molto belli ma non possono superare la magnifica Ayutthaya. Questa è la classifica provvisoria delle città-tempio più belle in attesa della finalissima Ayutthaya-Angkor : 6 Melaka 5 Lopburi 4 Roma 3 Chiang Mai 2 Bangkok 1 Ayutthaya.  Lungo il tragitto mi imbatto nel celebre bazar notturno. Oggi sarà una giornata di record sfatati o sfiorati. Il  bazar è stracolmo. Vado da una tipa che vende sciroppi ghiacciati, vedo una bibita. Lei: “ E’ coconut mischiato con bla-bla-bla (in thai).” 
E’ verde-bianca, la bevo. 1° record: mai, eccetto il rambutan,  ho bevuto qualcosa di più squisito, Coca-cola o Heineken ghiacciata in Olanda entrambe battute, lassi indiano battuto, coconut thai battuto. Vedo i turisti che entrano nei ristoranti e provo un’ ilarica pietà: il bazar è pieno di baracchini: questa tipa prepara degli sciroppi così, figuriamoci i cuochi delle bancarelle cosa combinano. M’imbatto in una sfilza di bancarelle, ce n’è una che ha la stessa forza magnetica di una svedese abbronzata con la 4°: ha quattro tipi di noodles, tutti asciutti ovviamente, in poche parole sono quattro tipi di pad-thai. Ne prendo due, i gialli e i larghi, in più prendo pollo thai con salsa thai spicy e godo e recupero l’ energia perduta dopo un’ora di pellegrinaggio. Infatti dopo solo due templi, sono passato davanti a un thai-massage. Dice il nostro proverbio: caos vede e provvede. Ieri la tettona mi ha fatto arrapare e poi non ho fatto un cazzo.  Come è la massaggiatrice che mi chiama oggi? Supertettona, 4°! Faccia 6, carina.
Lei mi dice: “ Siediti.”  
Ce n’è di gente che si fa massaggiare a pianterreno davanti alla folla che passa: è il vero massaggio senza nessuna sfumatura sessuale. Cazzo gli devi dire a questi qua ? Io rispondo: “Non qui.”
Lei capisce al volo e mi risponde: “Andiamo su.”
Ma arriva la padrona e si acchiappano. La padrona mi avverte: “Questo è un posto serio, niente idee strane o chiamo la polizia.”
La massaggiatrice la rassicura e mi dice che ha ragione lei e intanto mi tira i pizzicotti sul culo senza farsi vedere.
Mi dice: “Vuoi fare l’oil massage, vero?”
Io mi diverto di brutto a vedere come prende per il culo la sua titolare e confermo. Che cos’è un oil massage per me è solo un mistero. Mi porta su. Chiude le tende e mi dice: “Spogliati, anche le mutande.”
Io rimango nudo. Mi fa sdraiare e inizia l’oil massage. Il suo tocco è uno dei migliori, anzi è la migliore toccatrice delle mie esperienze, è troppo sensuale. Il suo seno è grosso e naturale. Per quelli giù il thai-massage è relax. Per me non esiste nessun relax e dopo 2 secondi il mio cazzo è già duro. Lei mi fa girare e lo vede. Mi da un pizzicotto sull’uccello e mi dice: “Le vuoi portare a casa?” ( Si riferisce alle tette.)
 Così io parto e ci provo. Lei inizia a farmi una sega ma io le lecco il collo e la pelle fra i seni. Io: “Bum-bum?”
 Lei: “No, ce l’hai duro like the wall, poi ci sentono.”
Così per 500 baht mi fa una spagnola. Ha i capezzoli grossi e larghi, ha le labbra caldissime (perché se io sono bello non è colpa mia e non è colpa mia se ci stà anche a limonare…). Poi finito mi dice: “Adesso siccome sei hansom ti faccio un regalo.” (Mancano ancora 40 minuti e lei è abbastanza furba da sapere cosa è più divertente del massaggiare.) Gratis mi fa la seconda spagnola e così diventa la più lunga della mia vita. La seconda spagnola me la fa con il reggiseno.
Io: “Perché?”
Lei: “E’ un altro tipo di piacere, bravo devi guardarmi sempre, devi godere della mia bellezza.”
 Io: “E’ vero.” Con questa fra l’altro vado d’accordo di brutto. “Di dove sei?”
 Lei: “Isaan.”
 Io: “Ahah.”
Poi mi dice: “Quante ragazze thai ti sei fatto?”
Io rispondo e lei: “Tutte pagate?”
Io: “70%”
Lei: “Potresti pagare ancora più raramente, a noi thai ci piacciono gli occhi blu, occhi da butterfly.”
Visto che gli piaccio così tanto gli dico: “Stasera vieni con me.”
Ma quando viene a sapere che dormo a Lampang si rifiuta….mah, non so perché. Finito il giro dei templi, dopo mangiato, ripasso davanti al locale e lei mi chiama e mi fa sedere con le altre massaggiatrici e mi racconta la sua vita, e mi offre anche da mangiare. Continua a rimarcare il fatto che io sono un butterfly e infatti è vero e flirto cogli occhi una delle massaggiatrici. Questa, come tutte le thai ci mette un attimo a capire e dopo poco mi dice: “Vieni, fammi un massaggio ai piedi.”
I lineamenti del viso sono very good così io l’accontento e intanto la conosco mentre le mie mani scivolano lungo la pelle sexy degli stinchi, fino alle cosce e lei finge di darmi un pugno. Io metto la bocca, lei si ritrae e finge di schiaffeggiarmi, poi mi dice: Girati il marsupio e non farti sgamare.”
Poi mi mette i piedi sul cazzo che è duro dall’inizio e mi fa un feetjob mentre le tocco le gambe. Intanto la folla passeggia 2 metri dietro di noi. Naturalmente non vengo perché anche se amo i suoi piedi mi ci vorrebbero 3 h. Lei mi dice “Vengo con te dopo.”
A causa dei lineamenti del suo viso io sono fottutamente d’accordo con lei, è soprattutto la parte inferiore della sua faccia che sussurra costantemente al mio cazzo, la parte della mascella è fatta per il mio corpo…e poi va beh gli occhi a mandorla delle indocinesi sono secondi solo a quelli di alcune germaniche.
Lei: “Dove stai?”
Io: “A  Lampang.”
Lei: “Sei scemo a dormire a Lampang? Non vengo a Lampang.”
Lampang diventa un dilemma, non so che cazzo ci sia che non va in quella cittadina…(?). Anche con questa vado d’accordo di brutto. M’incammino verso la stazione e becco lo stadio di thai-boxe, completamente circondato da go-go bar. Cazzeggio  con mezza  dozzina di ragazze, ma anche qui no record per un soffio perché Hua hin rimane imbattibile. All’ultimo go-go bar una tipa (6) mi vede, esce dal locale, m’acchiappa di prepotenza con : “Ehi tu, vieni qui.” E’ la woman più rude che abbia mai visto e mi porta in disparte. Questa è record perché è la ragazza più grezza e selvatica che abbia mai conosciuto. E’ aggressiva, rude ma sexy. Non si capisce se è appena uscita di galera o da un porno.
 Lei: “Io sono &.”
 “Io Fabio.”
Lei: “Dagli 200 baht a quel coglione del mio capo e portami con te, i’m fucking horney with you, guarda, guarda come sono eccitata.”  E tira giù la canottiera e mi fa vedere i capezzoli in tiro, poi mi accarezza le braccia e mi stringe.
Io: “Ok, ok , amica. Ma datti una calmata.”
Lei: “Tu sei eccitato!” Mi gira il marsupio e me lo tocca. “You’re so horney.” E fa tutti i versi da scopata. “Sss, aah, etc.”  
Io: “E quanto devo darti?” 
Lei: “Dimmi, quanto vuoi darmi?”
Anche qui, il modo in cui pronuncia ogni parola inglese mi fa divertire di brutto, è una via di mezzo fra una balorda navigata e una ninfa, anzi diciamo che è tutte e due.
Io: “500.”
Lei stricandosi, toccandomelo e sbaciucchiandomi mi risponde: “Ok guy, dai facciamo 1000, su dagli 300 baht al coglione e andiamo, prendo il motorino e ti porto in una guest house fica e cheap, ma mentre andiamo mi devi stringere e toccare.”
Io: “1000 baht per un’ora però.”
Lei: “Un’ora? Ma quale un’ora! 2, 3 ore, tutta la notte,  quanto vuoi tu. Lo capisci che io ti voglio scopare! Tu mi devi scopare! Ok, si eh! Io ti voglio scopare tutto, io ti faccio tutto, io voglio essere scopata.”
Io: “Ehm, ok amica, anch’io, allora alle 10.00 prendiamo il treno.”
Lei: “Per dove?” 
Io: “Lampang.”
 Lei: “Ma sei scemo?”
 Io: “Ancora?....se uno dorme a Lampang è scemo!?...”
Lei si incazza: “Io ti voglio scopare, tu mi hai anche baciato e ora  devi andare a Lampang!...”
Resisto all’impulso e mollo il colpo anche se la “selvatica” è uno spettacolo della natura e farmi una nottata con lei  mi piacerebbe di brutto. Ma domani devo andare a trekkare in Doi Inthanon e questa prima di addormentarmi me la devo fare minimo fino a mezzogiorno. Anche questa è dell’Isaan. Ormai sono le mie preferite. Un popolo di contadini forgiato dalla povertà. Caratterialmente questa è la seconda in classifica perché la ragazza di Hua hin è la suprema. Per quanto riguarda il discorso di Lampang per me è buio pesto, non capisco.  Sul treno sono fra tre tipe, due sorelle super fighe (8 e 7,5) alte 1,80 m e scosciate con la pelle bianca supersexy  che solo le mongoliche hanno. L’altra (7) si leva le ciabatte e mi mette il piede sulle gambe e inizia a dormire. Che cazzo gli devi dire a una così? Sto per scendere dal treno, uno arriva e mi dice: “No, questa è Lampang.”
 Io lo guardo: “Già.”
Lui: “Scendi a Lampang?” 
Io: “Eh, beh…”
Lui mi fissa e tace.
Io: “Si ho capito, solo gli scemi scendono a  Lampang.”
L 20) Mi sveglio alle 13.00 e così  Doi Inthanon è rimandato. Come per legge del contrappasso oggi è day-pacco e sarebbe noia totale se non fosse per le solite cose paranormali che mi capitano. Chiedo a uno dov’è la gym più vicina e questo mi risponde: Sportclub e la via. Io arrivo. E’ una strada chiusa che termina nei boschi. C’è un ampio parcheggio e poi l’edificio. Apro la porta e invece degli attrezzi di body-building mi ritrovo in un luogo strano dalle luci soffuse. Non si capisce che cazzo sia. E’ una specie di pub-ristorante. Guarda quel testo di cazzo dove mi ha mandato. Le cameriere sono tutte strafighe ma hanno qualcosa di molto familiare. Ecco…. lo sapevo…io chiedo dov’è una gym e guarda quel rincoglionito dove mi manda. Arriva la padrona.
Io: “Cerco una gym.”
Lei: “No. Noi  abbiamo solo campi di tennis.”
Me li mostra. Insieme al basket, il tennis è lo sport più noioso del mondo. Il pub è molto sofisticato e quei campi da tennis ci stonano di brutto perché l’ultima volta che una pallina ci ha rimbalzato è stato forse al tempo di Marco Polo. I conti continuano a non quadrare. Il cameriere mi da un passaggio in motorino ma le chiavi non ci sono. Apre la portiera di una macchina parcheggiata e se le fa dare da una cameriera intenta a fare un pompino a uno. Il cameriere ride. Ridi, ridi. E lo sapevo, guarda quel testa di cazzo dove cazzo mi ha mandato! Trovo la palestra. 3 ore. Uscito m’imbatto in un ristorante gestito da thai ma che cucina menu europei. Mix: carni alla deutsch,  primi italiani, contorni belgi. Ed è economico. Ma siccome voglio mangiare thai vado al ristorante vicino alla mia guest house che è uno dei più costosi della città. E infatti cucinano mediocre. Quanto mai non sono andato dai maestri dei baracchini! Alla fine mi imbatto in un altro luogo più unico che raro. Tavoli, sedie, bancone. Sembrerebbe un pub. Io chiedo: eating? drinking?
Lui: “No mill.”
Io: “Cosa?”
Spesso quando sono con gli inglesi mi faccio tradurre da loro l’inglese dei thai nell’inglese vero.
Lui: “Mil.” E apre un pentolone.
Io: “Ah, milk!”
Lui: “Milk, milk!”
Mi fa vedere il menù. Tutte le bevande e tutti i piatti sono a base di latte. Che cazzo gli devi dire a uno che apre un locale così? Niente. Non gli puoi dire un cazzo perché quando uno è così è così e basta.
M 21) Dormo 2 h, alle 4.30 mi alzo e vado in stazione pronto per il trekking sul Doi Inthanon, la cima più alta della Thailandia (about 2500). Bis della zuppa yunnanese e con l’aggiunta di peperoncino giallo è superlussuria. E scopro una nuova superbevanda: l’ovomaltina ice di Seven-eleven. Arrivo a Chiang Mai con un’ora e mezza di ritardo per il treno. Bus per Chong Thon, paese d’accesso al parco. Scendiamo io e 3 sorelle di Bkk (8,7,4). Queste mi dicono: “Prendiamo il songthaew insieme così risparmiamo.”
Loro chiedono il prezzo e l’autista spara grosso. Loro contrattano ma ci guadagnano poco. Non posso farmi prendere per il culo così. Loro vanno, io torno a Chiang Mai. Ecco, un’altra giornata pacco buttata e in più devo rinunciare a un obiettivo. Sono stanco (2h di sonno), alle 15.30 devo aspettare le 22.00 per il treno così inizia il pornologo. C’è il locale “superstar”. I go-go bar “superstar” indicano la presenza di troie più care. C’è scritto member. Apre alle 18.00 così vado al turist information e una delle 3 tipe ci sta evidentemente (7,5). Ha le cosce scurissime tipo polinesiane e così decido che ci sto anch’io. Le dico: “Devo iscrivermi in una palestra ma c’è scritto member. Devo fare una tessera annuale?” L’altra ride: “No.”
Lei: “Qui a Chiang Mai c’è solo un tipo di locale con la scritta member.” Sgamato in pieno.
Lei: “Comunque l’accesso è libero, niente tessere, entri e scegli.”
Le altre 2 intanto: “Farang, farang bla-bla-bla (in thai).” E mi prendono per il culo.
 La tipa che ci sta invece si presenta così: fa un lieve inchino e: “Enchantè.” In francese e mi da la mano.
Io gliela  bacio e le dico: “Khun suai.” (Sei bella in thai.) E qui scoppia il casino. Lei ride. Le altre due si alzano e strillano: “No. Non fare così.”
 Io: “Per un innocuo baciamani?!”
Loro: “Tu ci stai provando.”
 Io: “Ma cosa hai capito?”
 Loro: “Tu sei un butterfly.”
Io: “Faccio sesso solo dopo il matrimonio.”
Una delle 2 mi prende il braccio e me lo odora.
Io: “Che cazzo stai facendo?”
Lei: “Hai fatto l’oil-massage, lo sento.”
Io: “Ma che cazzo stai dicendo? Non è vero.” Cazzo gli devo dire una così?
Vado al “superstar”. E’ chiuso. E’ proprio di fianco al go-go bar della selvatica. Lei è con 2 rincoglioniti. Ridono. Ridi, ridi che adesso vi faccio ridere io. Appena mi vede parte: “Dove vai?”
Io: “Boh.”
 “ Lo so dove vai. Vai dalle mie amiche.”
Perché tutte le ragazze in gamba sono sue amiche. La wild è mia e sa di esserlo. Cazzeggio con altre 2. Poi lascio i go-go bar e becco un thai-massage. Sono in 7. Sono indeciso su 3. 2 di faccia sono fatte apposta per me proprio come una leoparda è fatta per un leopardo o una leonessa per un leone. E viceversa. Solo che la terza è da 8, ha la 3° di reggiseno e soprattutto mi continua a parlare. Così la scelgo. Questa è figa di brutto ed è la terza più figa dopo Mom di Krabi e la cinese di Hua Hin che è imbattibile perché è una modella. Cindy Crawford di Golok invece non la menziono perché è un  11. Per la prima volta nella sala ci sono altre persone fra cui due americane. Comunque lei chiude la tenda.
 Lei: “Thai o oil?”
Io: “Oil.”
Perché mi devo spogliare subito e mi diverto a vedere l’atteggiamento completamente naturale delle thai. A fianco a me, nell’altra tenda c’è uno svedese che se la ride con la sua massaggiatrice è poi c’è un rincoglionito che ha la tendina aperta e invece di pensare alla sua tipa continua a farmi le domande: “L’Italia è cara? Com’e’ il Duomo? Vai a vedere il Papa qualche volta?”
Ma che me ne frega del Papa! Poi finalmente dopo 10 minuti la finisce e io posso pensare alle calde mani della mia figona sulla schiena. Così mi va in canna. Appena lo vede così lei parte iniziando a far scivolare maliziosamente e con grande talento le mani sul mio culo. A toccare è brava di brutto. Io mi giro e lei inizia a masturbarmi.
Io: “No. Bum-bum.”
Lei: “Non qui.”
E per 500 baht mi fa una spagnola. Le sue tette sono sode e dure come quelle delle pornostar. I capezzoli sono larghi, duri, turgidi e scuri. Il cum è supercaliente.
Io: “Di dove sei?”
Lei: “Isaan.”
 Io: “E lo sapevo.”
 Mentre me la fa a volte smetto e la sbaciucchio e le bacio il collo e così da come mi stringe e si lascia andare la sento che gli piaccio e infatti finita mi dice: “Abbiamo ancora 45 minuti, non vorrai che ricomincio con l’oil massage?”
Io: “Assolutamente no.”
E infatti me la slinguo e, gratis, parte con la seconda ma siccome ha dei piedi troppo sexy  e in più ha anche lo smalto, io la fermo e inizio a leccargli le cosce, le gambe e i piedi.
E lei: “Sei un pazzo. Non ho mai fatto queste cose.”
Io  non le credo. Lei lo prende fra i piedi e inizia. Da come se lo fa scivolare fra le dita e le unghie è troppo maliziosa ed esperta. E così mi diverto. Finita l’oretta mi dice: “Ne hai abbastanza?”
E vuole che la porto in albergo. Va a parlare con la padrona e gli racconta tutti i dettagli perché io arrivo e la maman a braccetto con un’altra mi fa l’occhiolino, mi tira i pizzicotti e mi tocca l’uccello: “Very funny, eh!” Poi mi dice:  “Alle 22.00 ha finito e puoi portarla con te. Dove dormi?”
Io vado in pacco: “A… Lampang….”….. finisce a risate.
Cazzo gli devi dire ai thai? Uno non può dormire a Lampang.
G 23) Scendo in un paese. La Lonely non ne  parla e io sono cieco in questa città. Nulla di più divertente. All’inizio tranquillo, poi ci sono le avvisaglie di una seconda Hua hin. No go-go bar, no thai-massage, pochi karaoke ma…vado a mangiare e prendo da bere a una bancarella. La tipa mi provoca in maniera evidente, si chiama Karn e mi dice: “Torni?” 
Io torno e mi siedo da lei. Lei non c’è. C’è la sorella. Appena Karn arriva si siede davanti a me. Siccome c’è la madre non ho nessuna intenzione di partire come al solito ma lei non è dello stesso avviso e la terza cosa che mi dice è: “I fall in love with you.”
Cazzo gli devi dire una così? A che ora finisci di lavorare?”
Puntello alle 10. Karn è bella di brutto (8,5) e ha la terza. Poi arriva l’amica (7) con la quarta. Mentre lei lavora io parlo con l’amica.
Lei: “You’re hansom e mi piacciono i tuoi occhi, sei bello ma sono sposata.”
E’ lei che inizia, io cosa devo fare?
 Lei: “Domani vuoi venire a vedermi mentre insegno?”
E’ maestra d’inglese.
Vado a cambiarmi, di fianco al mio albergo ci sono i lady-boy, 2 froci dichiarati e 4 prostitute, tutti fuori da un karaoke bar. 2 delle ragazze in gamba sono 7 di faccia e di corpo uno spettacolo che il mio uccello-binocolo osserva con piacere: tettone, alte 1,85 in carne come Pamela Anderson.  Alla reception del mio albergo la figlia della padrona gioca sul computer con 6-7 amiche e ogni volta che entro mi prendono per il culo: “Farang, farang do you like karaoke?”
Io: “Vaffanculo tu e i lady-boy.”
 I cani randagi, come in Indonesia entrarono nella hall e si picchiano. I gatti della padrona miagolano fuori dalla mia porta, io apro e loro entrano e si sdraiano sul mio letto facendo le fusa. Vado con Karn a bere e lei non ci sta. Quando la malese, Phu, la sbirra etc mi dicevano no era un no arrapante che voleva dire sì. Questo è un no categorico. Essendo che mi sono fatto un’ottantina di tipe nella mia vita, lo capisco anche da come muove la testa quando metto la bocca; sono pochi millimetri di movimento, ma io li riconosco…e poi parlano di intuito femminile, il mio è intuito….da….butterfly, ma si, ormai uso il loro aggettivo, butterfly. Quando il no è una bugia, la faccia e la bocca fanno un altro tipo di movimento.
Karn mi dice: “Se torni domani ti bacio. Guardami negli occhi: torni domani?”
Io: “Si.”
 Lei: “Allora domani ti bacio, tu sei il mio boyfriend.”
 Niente Hua hin. Non mi faccio nessuna e domani non torno da Karn, domani levo l’ancora ed entro nel mio meraviglioso Isaan.
V 24) Mi sposto di poco i bus  fra la foresta. Le colline sono dolci, vicinissime e le cime arrotondate sporgono appena dalle altre dando l’idea di un mare di miriadi di onde verdi. Questo è un nuovo tipo di landscape collinare diverso da quelli scozzese, malacchiano e deutsch. La seconda parte del viaggio si snoda attraverso risaie, campi coltivati misti a giallose savane e foreste rarefatte fino alla city. Becco un tempio bellissimo che la Lonely tratta con snobismo. Lì, conosco un monaco e mi porta nelle loro stanze a vedere come vivono. La stanza è semplice e austera, non ci sono neanche letti ma dei sottili materassi. In verità, il cammino del monaco buddista è l’unico cammino di rispetto quanto il cammino del guerriero perché è un cammino di forza per i forti. Tutti rispettano un monaco buddista, anche noi figli del caos e persino i diavoli.
Lui mi dice: “Hai avuto tante donne? Questa vita non è adatta a loro.”
Io: “Lo so.”
Lui: “Sai anche perché?”
Io: “Ci sono donne improponibili e altre che ci stanno dentro, come le thai, ma in ogni caso il nesso comune è che una donna è una creatura che è troppo attratta dalla materia.”
Lui: “Non sapevo che eri un pensatore, dall’aspetto mi sembravi tutt’altro. Ma lascia che t’insegni un’altra cosa: la donna è donna  perché nella sua vita precedente ha scelto di essere devota al piacere anche se lo nasconde molto bene. 2° domanda: quali sono le cose che attraggono gli esseri umani che in verità non hanno alcun valore reale?”
Io: “Denaro,  moda,  comodità e le posizioni sociali.”
L 27) Arrivo presto alla cittadina.  70 km più a nord. Il fiume scorre lento e scuro. Sull’altra sponda, è villaggi e giungla. Oltre la giungla ci sono le classiche colline indocinesi. Era da Khao Sok che non le vedevo. Ma qui sono l’apice della loro bellezza. E' una cittadina normale, ma al di là del fiume, c’è il luogo più bello della vacanza che batte anche Ao Phanga-ga. Ce n’è una di collina in particolare che mi manda a male. Al ritorno cammino per 2 km osservando questo landscape e così colmo la mia mente di bellezza. Rude, antica, primeva, questa è la bellezza. C’è anche un bel tempio laotiano. Ora nella memory della mia digitale c’è un tesoro di immagini. Sulle rive del fiume, la popolazione è mista thai-cinese e così le ragazze sono più acide. Arriva sera, dopo aver provato le tre specialità della regione al mercato notturno (laap di carne, laap di pesce, zuppa) vado a casa. Ma a mezzanotte mi sveglio annoiato. Perciò scendo e vado a vedere se ci sono le ragazze in gamba. A 200 metri da me c’è un locale e ci sono le ragazze in gamba. Io ci provo con una cameriera ma le altre cameriere mi dicono: “Aspetta.”
E dopo 5 minuti arriva la cantante che è una gran figa (8) e ci accordiamo. E’ fottutamente aggressiva e anche di carattere mi piace da subito. Alla 1.00, come previsto, lei mi bussa. Sono al quarto piano. Lei entra sudata e stanca. Di faccia è bella e cattiva, ha la pelle scura e le cosce in carne molto sexy. Al contrario che nel karaoke, qui si rivela timida tanto è vero che vuole farlo al buio e mi dice: “I’m shy.”
 Io: “Amica, per me non ha senso fare sesso al buio.” Così l’abbraccio di lato, le prendo la mano e le dico: “Look me, don’t worry with me, no problem.”
Lei acconsente e come tutte le thai si fa la doccia prima e dopo, esce dal bagno e io la faccio sedere di fianco a me sul letto, accavalla le cosce e il mio uccello è fottutamente d’accordo con me e mi sussurra: “Come cazzo si fa a fare sesso al buio, guarda che caluria….” 
Me la faccio 2 volte, 2 ore, classico. La seconda cum superhot sulle cosce. Poi lei vuole farlo ancora ma i goldoni sono finiti e come il 70% delle thai se ne frega e mi dice: “Vieni.” E me lo appoggia sul clitoride strofinandoselo.
 Io: “No, è rischioso.”
 Lei: “Quante possibilità ci sono che uno di noi ha l’aids?”
Io non so perché rischino così. Io mi rifiuto e così ci sono altri giochini da fare. Alla fine lei si ferma mezz’oretta in più e mi racconta la storia della sua vita, poi mi da la sua foto mi fa una specie di autografo e mi dice:
“ Perché volevi farti l’altra, non mi avevi visto?”
 Io: “No.”
 Lei: “Sei sicuro? Chi è più bella?”
 Io: “Tu, non c’è confronto.”
Lei: “Quando torni qui se non mi chiami o peggio ancora vai dalla cameriera io ti taglio la testa.” E mi fa vedere l’arma con la quale mi decapiterà che è una specie di coltello-machete che tiene nella borsetta.
Io: “ Bene. Tu si che sei una vera thai-girl.”
6 Dicembre) Scendo nella città e vado in centro, la città fa brutto. C’è rischio rapina (cosa unica in Thailandia) perciò niente vie laterali, niente sobborghi o zone buie o parchetti. Proprio come so riconoscere le occhiate lussuriose delle ragazze in gamba così so riconoscere le occhiate pericolose dei ragazzi in gamba, i delinquenti. Ci sono i resti (20 metri) di muro medievale che segnala il centro pieno. Proprio lì, fra numerosi passanti c’è una tipa seduta sul marciapiede: “Ehi tu, vieni qui.”
 Io vado, lei mi indica una bambina di 8-9 anni truccata e in minigonna e mi dice: “Want you bum-bum?”
 Io: “Muori con tutto il seme della tua discendenza.”
Ovviamente non sa l’inglese. Generalmente quando gli schifosi vengono a offrire i bambini ai farang, i bambini non si vedono. Gli schifosi arrivano e ti dicono: “You want lady?”
 Io: “No.”
Se gli dici di no, lui prima dice: “Lady-boy?”
 “No.” 
E allora pronuncia la frase innominabile: “Young lady?”
Queste cose, rare, al contrario della ridicola propaganda dei mass-media, avvengono sempre davanti alla folla. Ma ce l’ho segnato nella testa che appena mi capita in un luogo isolato, lo sfortunato schifoso le prende per tutti gli altri.
Entro in centro. Becco un locale con una scritta stranissima: “Japanese only.” Così apro. Ci sono una decina di tipe, la più grande avrà 17 anni. Io voglio vederli in faccia i semi-pedofili perché non li ho mai visti ma purtroppo il locale è vuoto.
Io: “Perché japanese only?”
 Le ragazze: “Yuo’re hansom, you can.”
 Io: “Grazie, lo so che sono bello ma mi piacciono solo dai vent’anni in su.”
Lei: “Abbiamo anche loro.”
Mi fa ridere perché lo dice come se fosse un’opzione rara.
Lei: “Entra.”
Io: “No.” Perché è vergognoso entrare in un locale così e poi le due donne ultraventenni sono mediocri.
Vado a dormire, sapevo che era solo una tappa logistica e noiosa. Questo fino alle 3.17. Ora precisa in cui mi svegliano. Gemiti bestiali dalla stanza di fianco. Questi lo fanno apposta a mettermi i ricchioni vicino. E’ impossibile dormire. Così scendo nella hall. Il receptionist e il tuk-tuk man guardano la champions, Arsenal-Porto.
Io: “Portami dalle ragazze in gamba.”
“Ok.”
 Ma la mia fortuna mi assiste. Non l’avevo notata ma sulla poltrona spuntano due cosce lunghe lunghe e bianchesexy come solo le Isaan ce l’hanno.
Il tuk-tuk man mi dice: “Andiamo, ti porto nel posto giusto.” Mi vede che la guardo. “No dai no, non si può, non è una prostituta.” E ride con il receptionist. “Very angry il padre se ci provi. E’ molto geloso.”
Ma lei inizia a flirtare con gli occhi e io la sgamo subito, poi fa delle cose inutili come fingere di guardare i giornali e così io dico al tuk-tuk man:  “Aspetta 5 minuti che bevo una coca.”
Io e lei iniziamo a parlare alla facciazza del tuk-tuk man, del padre e del receptionist. Morale: ci becchiamo sulle scale dove non ci vedono e me la limono subito. Da come bacia e da come si lascia andare sento subito che le piaccio e la cosa è reciproca. Siccome non è una prostituta non so come andrà a finire anche se viene subito in camera con me. So solo che mi esplode l’uccello. Questa di faccia è 9 e ne batte tante ma non la cinese di Hua hin. E’ la seconda più bella che mi sono fatto. Il problema è solo: limonerò o chiaverò? A slinguare è molto brava. Ha la terza di reggiseno, è in minigonna, è alta 1,80 m e ha le cosce in carne e bianchesexy: l’uccello mi esplode. A un certo punto lei mi dice: “Vado in bagno a spogliarmi.” E spegne la luce.
 Io la fermo e riaccendono la luce perché è fondamentale la vista nel sesso. “No. Ti spoglio io.”
 Io inizio a leccarle le gambe partendo dagli stinchi e risalendo fino alla pussy. Mi piace di brutto come ansima. Poi risalgo fino all’ombelico e poi fino al suo seno super super sexy. Iniziamo a scopare. Ormai le conosco le thai ma questa è superscatenata e non riesco a capire se io sono il maschio o è lei perché anche se quasi tutte me lo fanno, lei lo fa in continuazione il toccarmi i pettorali e poi lo scivolare le sue mani sul mio culo. Io vengo la prima volta, mi levo il goldone e lei: “Uhu, a lot.”
Io: “Ero nella foresta, sono stato un po’ di tempo senza fare sesso.”
 Siccome di faccia e di corpo mi piace di brutto non mi diventa neanche barzotto e mi rimane duro: lei mi sdraia sul letto e mi sale sopra e si scatena ancora. E’ una superthai-girl, è meglio addirittura delle ragazze in gamba. Non saprei dire se me la scopo io o se mi scopa lei, fatto sta che me la faccio in cinque posizioni per 2 h, prima nuda con solo la minigonna, poi tutta nuda e io prendo le sue scarpe infradito e le dico: “Mettitele.”
Lei: “Why?”
 Mi piace di brutto come me lo dice. Super lussuria. Alla fine la giro contro lo specchio e me la bum-bum così. Le sue gambe alte e in carne, la sua pelle supersexy, accavallate, il suo seno nelle mie mani, il suo viso nello specchio, è superlussuria. Continua a limonarmi. E’ supersex. Con una così non so dove venire, supertette, faccia superfiga, coscione supercalienti. Questo è stato il miglior sesso della mia vita. E’ successo quello che è successo con le ragazze in gamba di Hua hin e di Chiang mai: quando mi faccio un’europea mi eccito gradualmente mentre me la limono o la tocco. Invece le thai sono magiche e appena mi toccano, qualsiasi parte del corpo, mi va l’uccello in tiro. Quando mi faccio le thai, vengo la prima volta, il cazzo mi diventa barzotto per 5 minuti, allora me le slinguo, spagnole, pompini, le lecco tutte e poi nel giro di 5 minuti mi ridiventa duro e inizio con la seconda volta. Con lei, invece, Sxxx,  vengo e il cazzo mi rimane durissimo; dopo 2 ore vengo la seconda volta sulle sue tette  e mi rimane duro pronto per la terza.
Lei: “Any more?!”
 Io: “Che cazzo ci devo fare?”
Lei  ride: “Ok…no dietro no.”
Siccome la verità è sempre tecnica e mai mentale e solo gli scemi vanno verso le cose mentali analizzo tecnicamente i motivi di questa ninfomania con Sxxx.  La verità è semplice: 1 Sxxx è bella di brutto, 2 fisicamente è tutta proporzionata, 3 ha le cosce lunghe e in carne, 4 ha la pelle super sexy delle Isaan, 5 ha il seno grosso, 6 io piaccio a lei ancora di più. C’è parecchia armonia e la cosa mi stupisce perché  generalmente ho molto più feeling erotico con le malacchiane dalla carnagione scura. Come diceva un poeta, la bellezza è l’essenza del sesso, solo i cani fanno sesso solo con il tatto. Un’altra thai nella mia collezione. Immortalata dalla mia digitale. 

D 17) La festa è agli sgoccioli. Tra una settimana, a quest’ora sarò già nella tediosa Italia.  Siccome sono parecchi giorni che nessun gay ci prova con me, oggi il destino ha pensato bene di mandarmeli tutti insieme. Cammino e 3 froci in motorino mi seguono: “Vieni con noi.”
Siccome ho messo nel CD le foto non posso liquidarli con il solito metodo e cioè facendogli vedere la mia collezione di fighe. Così, colto alla sprovvista, senza una tattica studiata, gli do una risposta che ha poco potere di rassegnazione: no, devo andare a dormire. Così fanno la spola lungo la via ripassando 6-7 volte e provandoci ogni volta. Fra una spola e l’altra becco un 4° frocio, psicopatico. Io sto camminando lungo il fiume, di sera e sento uno che mi chiama. Mi giro e lo scorgo dietro la siepe: canottiera abbassata sulla vita, reggiseno ( inutile perché non ha neanche le tette finte), casco e mascherina antigas.
 Lui: “Di dove sei?”
 Siccome non riesco a capire se è un pazzo, un maniaco o solo se è appena sceso dal motorino, io continuo a guardarlo per evitare un’aggressione e lui invece pensa che lo guardo perché mi piace.
 Lui: “What’s your name?”
Appena i 3 froci ripassano così ho il diversivo perché si rassegnino e glielo indico: “Guarda, c’è uno in mezzo alle siepi che sarebbe molto felice di conoscervi. Mi sa che è un fetish o un bizarre, ma provate a vedere, magari vi piace.”
Loro “Ah, è Hoi (?), siamo troppo belli per lui.”

M 19) Ho il treno alle 23.27, il treno finale per Bkk. Fra palestra, mangiare etc attendo la fine delle avventure. La Thailandia mi ha dato 1000 piaceri, 1000 landscapes, 1000 sapori. 85 giorni per 11 paradisi selvaggi, 7 città-tempio, più di 50 ricette, e 39 donne che non sono solo donne ma anche femmine e la cosa è diversa. In definitiva la Thailandia è magnifica ed è una delle nazioni più complete al mondo. Il destino mi regala uno spettacolo che ancora mi mancava e mi diverto di brutto: vedere le thai che litigano. Una sfida spettacolo fra una cinese e una thai. La cosa più divertente non sono le botte ma i secondi che le precedono. Avrei voluto filmare lo sguardo della thai alla cinese. E’ la cinese che inizia. La cinese è orgogliosa, superba ma gli occhi della thai sono duri e la violenza fa parte di lei e io godo nel guardarla e nel guardare quella luce buia e testarda. Poi si tirano e prima che le dividono la thai vince. Siccome gli do un fazzoletto per pulirsi il sangue dalla bocca, parliamo.
Lei: “No, non sono di qui, sono dell’Isaan.”
Io: “No! Non dirmi così.”
Siccome pensa che ci voglio provare, trova una malizia e mi dice: “Guarda, mi ha sporcato l’anello.”
In verità è una scusa per farmi capire che è sposata o fidanzata e che non devo provarci   ( tanto non l’avrei fatto perché sanguina dalla bocca). Alla sera vado da un altro thai-massage. La maman mi vuole scopare e si offre volontaria ma io varo per un’altra, ha solo la 1° ma di faccia è la mia preferita. Questa è di Chonburi, Golfo di Thailandia, l’unico tipo di donna che non ho ancora visto. Il colore dei lunghi capelli lisci e quello leggermente scuro della pelle si abbinano per una miscela super sexy. Come al solito il mio thai-massage dura 15 secondi e poi parto e lei: “Want you sex?”
Mi accordo per una. Questo thai-massage non ha le tendine ma le cabine e infatti no blowjob o titjob, qui si scopa. Nella prima scopata lei ci sta dentro ma è troppo tranquilla. Le tipe di qui non sono ninfe scatenate come le Isaan o le malacchiane e così decido di farla diventare selvaggia per la seconda.
Lei: “Abbiamo ancora 45 minuti, vuoi ancora?” E mi regala la seconda.
Piccolo giochino e infatti lei diventa una vera thai-girl e passa tutto il tempo con le mani sui miei pettorali. Le cosce di questa sono superhot. Quando sto per venire, lei mi dice: “Wait.” Mi fa uscire, mi sfila il condom, se lo appoggia sul clitoride e mi dice: “Scivola sulla mia pussy.”
Uscito dalla cabina incrocio la maman lungo le scale e lei mi mette le mani sull’uccello e mi dice: “Andiamo.”
 Ma non ho tempo. Adesso nella mia nuova memory ho già tre foto e così se i froci arrivano ho l’arma per demoralizzarli subito. Adesso prendo il treno. La burma è mia.  Deve essere mia. Io gli lecco ogni centimetro di pelle, io gli scopo ogni centimetro di corpo, soprattutto il suo viso caldo, io la mangio. La burma è mia.
M 20) Rivedo Khao san dopo 82 giorni. Alle 6.30 di mattina sembra diversa, cambiata. È vuota e i baracchini non sono ancora piazzati. Persino i tuk-tuk men non mi rompono le palle. Da qui è partita la mia avventura e qui finisce. Io salgo le scale della mia guest house. C’è l’altra receptionist: “Dove sei stato?”
Io: “In tanti posti.”
Lei chiama l’amica. Bene, io lo sapevo che ci stava altrimenti perché chiamarla? Ed ecco la burma. No, no, no! Alle 7.00 di mattina una visione così, no. Io la scopo sulle scale. Io le lecco tutti i collant. Mi fa esplodere l’uccello. Tu sei mia. Gli occhi della burma sono pieni di malizia, io lo so già com’è la burma sessualmente anche prima di farmela. Lei è calda. Lei lo sa cosa penso. Adesso, alle 7,25, aspetto al secondo piano che si liberi una camera. Lei è giù. Io la lecco tutta da capo a piedi, lei è mia. Ore 7.40, seduto sul terrazzo della guest house, io, da solo, aspetto la mia stanza. Khao san è deserta. Chi arriva ad avvisarmi? Lei, la burma, Mo. Questo è il luogo perfetto e il tempo perfetto. Lei non ci sta. Lei mi vuole ma non ci sta. Lei dice no e poi mi prende la mano, allora le dico: “Lo sai che mi piaci, no!”
E rimetto la bocca ma lei retrocede. Lo vedo che è mia ma non riesco a capire quando cadrà. Così chiedo la spiegazione scientifica a una thai.
“Le Myanmar sono difficili, lunghe.”
A Bkk mi capitano 3 occasioni poi un gay mi ferma e mi dice: “You’re hansom.” Domani devo allenarmi a Lumphini in mezzo a circa 20-30 froci, già mi immagino le scene. Vado a comprare le magliette da calcio. Trovo un buon prezzo a circa 3 km da Khao san dove ci sono solo inculate per i farang. E’ divertente la faccia del cinese, di sua moglie e dei clienti quando vedono quante magliette compro. Il cinese è contento di brutto:  21 magliette. Al ritorno è sera ed è bellissimo rivedere Khao san come l’avevo lasciata tre mesi fa. I farang che passeggiano fra le bancarelle, le farang che si fanno fare le treccine, la musica tecno acida, i tuk-tuk rompicoglioni, la fighissima cameriera del mio pub, si ricorda di me, buono perchè vuol dire solo una cosa. Amo rivedere questa via tre mesi dopo, centinaia di chilometri dopo, decine di esperienze dopo, amo rivederla da un’altra prospettiva mentale. Vedere Khao san dopo aver visto il Siam e le sue città tempio, le giungle della Malacca, la costa oceanica e quella marina. Ora Khao san per me è diversa.
G 21) Dall’interno, la palestra di Lumphini non è così estrema come ci era apparsa a me e a Mark il secondo giorno. I gay ci sono ma sono solo il 10%. Solo che quando io e l’inglese eravamo passati tutti i froci erano usciti a provocarci e per questo ci sembrava che c’erano solo loro. La palestra di Lumphini è a cielo aperto nel parco di Bangkok. Da Lumphini a Khao san, a piedi, passando per il Wat Saket, molto bello, con i tuk-tuk men che mi assillano per tutti i 5 km. Alla sera conosco una tipa, andiamo a bere e me la slinguo. Poi la sgamo che si fa anche un altro così la mando a fare in culo e me ne vado. La burma non ci sta e mi spiega il perché. La burma parla male delle thai e le thai parlano male delle burme. Se dici a una thai se è di Myanmar si incazza di brutto. Le thai mi dicono: “I like bum-bum , 1, 2, 3 , no problem.”
V 22) Ultimo day. Ora ho nostalgia di questa terra e del divertimento che mi ha dato. Perciò percorro in bus e a piedi le zone che avevo fatto i primi giorni con Mark. Tutte le le soi di Nana, dove becco 2 isaan, strafighe, pelle bianchissima, cosce lunghe, minigonne cortissime, una di faccia assomiglia a Sxxx.
A me mi va l’uccello in tiro e gli dico: “Guarda qua cosa penso di voi.”
E le ragazze in gamba decidono che mi vogliono portare di sopra in 2. Poi torno nel punto in cui mi sono fatto la prima thai, la malese. Poi becco una tipa, vedo dagli occhi che ci sta, la conosco ma lei va da una parte e io dall’altra. Cowboy è deserta, i locali sono chiusi e le ragazze in gamba e i camerieri dormono sui divani. Una di queste mi dice: “Fino alle 18.30 non apre nessuno.”
Uno mi dice: “Se vuoi mangiare o bere qualcosa c’è quel locale aperto ma non è un sexypub, mi raccomando, fai il serio con le ragazze se vai.”
Il locale è dietro soi cowboy e in effetti è un pub normalissimo. Vuoto alle 14.00. La cameriera è la tipa che ho conosciuto prima in strada e così chiudo in bellezza. Lei si siede con me. La padrona del locale arriva e mi tocca il petto e così gli dico: “Even you have big tits.”
Lei: “Piaci parecchio alla mia amica.”
Così io non so se partire o uscire e pigliare a schiaffi il tipo. Varo per la prima opzione e mi faccio la cameriera in modo poco casto. In poche parole la denudo sul tavolino. Questa (6) è scatenata. Non solo mi tocca i pettorali come le altre ma mi tocca ogni zona del torace con le mani e scivolando languidamente con tutto il suo corpo. Io mi abbasso e inizio a leccargli le cosce. Fuori, un tipo si ferma in macchina a godersi lo spettacolo. La padrona mi dice: “Tiratelo fuori.”
Io: “Ma c’è il maniaco che mi guarda.”
Lei: “Non vede.”
 Io: “Come non vede!? S’è fermato apposta….”
 Lei: “Dai, voglio vederlo, voglio che sborri.”
Io non voglio perché c’è il tipo ma lei mi mette le mani e fa come se fosse suo. Così va a finire che mentre mi sto facendo la cameriera, il mio dick è nelle mani dell’altra con il maniaco che non demorde. Alla fine mi porto la cameriera in bagno mentre l’altra torna al lavoro.
S 23) La prima cosa che faccio arrivato ai gates è superare il mio E6 e andare all’ E8 fra i malesi e i pakistani perché non voglio sentire i discorsi degli italiani che sono stati a Phuket e a Samui. Dopo parecchi giorni, rivedo una donna italiana. C’è una hostess e uno stewart a cui avevo chiesto informazioni. Ripassano lungo il nastro e mi dicono: “Torni a casa, eh? Quante ore di volo?”
 Io: “ 12, Italy.”
Lei: “Long journey.”
La mia maglietta del Boca juniors, bellissima, profuma ancora dell’odore dell’ultima che mi sono fatto sto pomeriggio. L’ho spogliata nuda e gli ho lasciato solo le scarpe coi tacchi a spillo.
 Adesso gli italiani stanno arrivando in massa. Il gregge dei phuket-boys arriva. Uno mi si siede di fianco. Ma non voglio che interrompa i miei ricordi per parlarmi di Samui. Per non rivolgergli la parola ho deciso di fingere di essere norvegese. Tanto nessuno potrebbe sapere il bokmal o il nynorsk. C’è rischio che ci sia uno svedese, un deutsch, ma non un norvegese. Nei luoghi stupendi dove sono stato questa è la percentuale di turisti incontrati: 23% australiani, 20% inglesi, 20% tedeschi, 15% u.s.a., 10% francesi, 10% giapponesi, 2% italiani. Troppi italiani vanno solo a Pattaya, Phuket e Chang mai. I primi due sono luoghi così brutti e non sono neanche la Thailandia, come Sharm el sheikh non è l’Egitto e Cancoon non è il Messico.
Godo della nostalgia degli ultimi istanti di Thailandia. Adesso un tipo si è appena avvicinato, fa parte di quella categoria che è così stupida che mi fa pietà, una pietà splendidamente cinica tanto è vero che gli firmerei la fronte con il coltello così può vantarsi di un’altra firma. Adesso invece sta arrivando un essere spaventoso. Gli farei la foto ma mi sa che si farebbe esplodere e allora questo quaderno andrebbe perduto e i miei ricordi sono sacri. Meglio stare vicino al cornuto che a questo candidato per i suicidi di Al qaeda. Ecco, adesso il gate è aperto, purtroppo devo scendere.

By Fabio J.